Santo Chiodo di Spoleto l’ospedale dell’arte ferita minato dalle linee guida del ministero della Cultura
Un progetto avviato ventotto anni fa, subito dopo il terremoto del 1997 quando la terra tremò in Umbria con una scossa di magnitudo 5.7. Da allora ci sono stati alti e bassi, anche se l’esperienza umbra è rimasta un modello di riferimento nazionale per la salvaguardia e il recupero dei beni culturali colpiti da calamità naturali. Grazie alla collaborazione tra Regione Umbria e Ministero dei Beni Culturali, il deposito di Santo Chiodo di Spoleto è riuscito in tutti questi anni a coniugare la messa in sicurezza dei beni culturali, con l’efficienza nel loro recupero e nella loro valorizzazione. L’idea iniziale, in realtà, era molto più ambiziosa e prevedeva un laboratorio di diagnostica dei beni culturali nel complesso monumentale della Rocca Albornoziana di Spoleto. Tempi in cui si coltivava una visione ambiziosa e non ci si limitava al presente, senza porsi restrizioni. Tempi dove nella città del Festival dei Due Mondi c’era una prestigiosissima Scuola Europea per la conservazione e il restauro dei beni librari. Questa mattina, a Spoleto, c’è stato un momento di riflessione e condivisione sul lavoro svolto in questi anni nel deposito di San Chiodo e sugli interventi in corso, in vista dell’imminente inaugurazione del nuovo deposito e della conclusione dei lavori di recupero dell’ex mattatoio. “Questa esperienza – ha affermato il Commissario straordinario per la ricostruzione, Guido Castelli – è stata riconosciuta come esempio da replicare anche nelle altre Regioni del cratere sismico, dove hanno visto la luce gli altri centri di Art recovery di Rieti, Camerino e L’Aquila è stata inserita nelle linee guida del Ministero della Cultura, diventando un punto di riferimento per la gestione dei beni culturali in situazioni di emergenza”. Una dichiarazione non proprio rassicurante, conseguenza del tempo buttato in questi anni. Santo Chiodo e Spoleto, per il ministero dei Beni Culturali, non doveva essere un centro regionale ma nazionale e non solo. Così come il laboratorio di diagnostica della Rocca Albornoziana. Da questa mattina, invece, sappiamo che il ministero della Cultura ha scelto come punto di riferimento per la gestione dei beni culturali in situazioni di emergenza L’Aquila. A rimarcare il ruolo di “riferimento nazionale di Santo Chiodo” è stato il vicepresidente della Giunta Regionale Tommaso Bori che ha confermato l’impegno della Regione Umbria a sostenere il progetto avviato tanti anni fa. L’incontro si è concluso con un sopralluogo oltre che al Deposito, al cantiere dell’ex mattatoio.

