Emergenza “nido vuoto”, l’Umbria senza nascite: le coppie senza figli più numerose di quelle con figli. La politica batta un colpo
Più coppie senza figli che con, sempre più “famiglie” composte da persone sole. E’ questa l’Italia dei prossimi decenni secondo le nuove previsioni demografiche dell’Istat. Uno squilibrio che neppure le migrazioni riuscirebbero a colmare. Il risultato finale è drammatico: l’Italia sarà un Paese molto più vecchio e abitato da persone sole. L’età media passerà dai 46,9 anni del 2025 agli oltre 51 nel 2050 e ai 52, 1 nel 2080. Nel 2050 più di quattro famiglie su dieci saranno composte da una sola persona. Tra i dati più evidenti, quello del rapporto tra coppie con e senza figli. Le prime scenderanno da 7,5 milioni nel 2025 a 5,8 milioni nel 2050, con una riduzione del 22,3 per cento. Le coppie senza figli, al contrario, aumenteranno da 5,4 a 5,9 milioni. Secondo l’Istat il sorpasso arriverà nel 2047. L’Italia sarà, quindi, un Paese con meno abitanti, con meno persone in età lavorativa e una quota crescente di anziani da assistere. Si tratta di uno scenario in cui la riduzione dei servizi e l’esodo di popolazione finiscono per alimentarsi a vicenda. L’Umbria è tra le regioni italiane che presentano una diminuzione del numero delle nascite superiore a quello nazionale. Secondo l’Istat l’Umbria passerà dai poco più di 850mila di quest’anno agli 825 mila del 2036, meno 24mila e rotti, ai 631mila nel 2080, meno 318.995. Per la nostra Regione l’Istat prevede un progressivo invecchiamento della popolazione, con i diciottenni che dagli attuali 8 mila420 scenderanno a 6.782 nel 2036, a 4.550 nel 2080, meno 3.870 con quindi quasi un dimezzamento. In crescita invece gli ottantenni, da 7.172 di quest’anno a 9mila 065 del 2036 agli 8.717 del 2080. I numeri della popolazione umbra, raccolti anche dall’Agenzia Umbria Ricerche, raccontano una storia senza vie di fuga: meno culle, più funerali e un saldo naturale che da anni è negativo. La regione sta invecchiando a un ritmo sempre più rapido, con effetti che si fanno sentire su economia, servizi e prospettive future. Per l’Agenzia Umbria Ricerche i numeri dicono molto: l’Umbria “ha già oltrepassato la soglia del ricambio generazionale”. Per questo, anche alla luce degli ultimi dati Istat, l’Umbria si trova di fronte a una sfida epocale: quello che si decide oggi determinerà il futuro delle prossime generazioni e della stessa regione. Il grande tema di questa fase storica è il “degiovanimento” della Regione, secondo il neologismo coniato dal demografo Alessandro Rosina, cioè l’assottigliamento delle generazioni più giovani. Il destino delle aree interne e dei comuni più piccoli e periferici sembra essere quello di una progressiva “senilizzazione” e un isolamento ancora maggiore rispetto a oggi. Attenzione però: bassa natalità, invecchiamento e trasformazioni familiari fanno presagire scenari difficili per tutta la Regione. Secondo la Banca d’Italia una coppia di genitori spende, per il proprio figlio, in media, 640 euro al mese, quasi 8mila euro l’anno. Ma è una stima parziale, perché tiene conto solo dei costi diretti: il cibo, i vestiti, la scuola, i trasporti, lo sport. E più figli hai, più rischi di scivolare nell’indigenza. Secondo l’Istat in Italia sono 157.400 le coppie con almeno tre figli nella soglia di povertà assoluta. Questo significa che almeno una famiglia numerosa su tre si trova in questa condizione. I costi della denatalità non appaiono in nessun bilancio pubblico. Non c’è una voce nei bilanci dei comuni di Perugia e Terni, e negli altri, “mancate entrate fiscali da cittadini non nati”. Ma è il debito più silenzioso che stiamo accumulando e forse il più pesante. Fino a pochi decenni fa gli economisti studiavano il dividendo demografico, i vantaggi che la crescita della popolazione porta a un paese: più lavoratori, più gettito fiscale, più consumi, più innovazione. Oggi il problema è esattamente l’inverso: qual è il mancato dividendo demografico ? Ogni bambino che non nasce è un contribuente in meno, un insegnante in meno, un medico in meno. I dati dimostrano che anche in Umbria migliaia di giovani non riescono a realizzare il proprio progetto di vita e il declino senza fine delle culle finisce per generare una emorragia di capitale umano. Se le politiche familiari non si traducono in atti concreti, l’Umbria non avrà futuro. L’agenda politica degli amministratori, comunali e regionali, non può più ignorare un tema che riguarda tutti: maggioranza e opposizione. A cominciare dal prossimo bilancio di Palazzo dei Priori e Palazzo Spada e da quello di Palazzo Donini. La Regione faccia finalmente un vero Piano sulla natalità con interventi capaci di sostenere il lavoro femminile, promuovere una fiscalità più equa, favorire la conciliazione tra famiglie e occupazione e garantire ai giovani una condizione di stabilità che consentano loro di costruire il proprio futuro. La stessa manovra fiscale, approvata lo scorso anno, può essere corretta prevedendo benefici e sgravi per famiglie con più figli. Diversamente, a questi ritmi di decrescita, l’Umbria si troverà a riconvertire i reparti di ostetricia in unità geriatriche, sostituire pannolini e passeggini con pannoloni e deambulatori, e finalmente smettere di adoperarci (spesso con sacrifici) per dare ai nostri figli un’istruzione, una casa, un lavoro, in una parola: un futuro.

