In Umbria gli insegnanti di ruolo non bastano: anche quest’anno va in scena la “girandola” delle supplenze. Cisl “così non si dà continuità”
Non sono bastati in Umbria gli insegnanti immessi in ruolo per coprire tutti i 449 posti assegnati alle regione. Questo è avvenuto per l’esaurimento delle graduatorie e quindi si farà ricorso ai precari per le lezioni al via il 14 settembre. Un dato emerso a Perugia durante il convegno della Cisl scuola “La voce della scuola: identità, lavoro e futuro di una comunità in cammino”. La segretaria generale Cisl scuola Umbria Caterina Corsaro, parlando con l’Ansa dei docenti, ha detto che ci si trova “davanti al problema, anche nazionale, di dover contare sui docenti precari”. Un aspetto che “non dà continuità alle scuole e precarietà all’istituzione scolastica dal punto di vista organizzativo e didattico”. Al centro del dibattito regionale, c’è anche il tema delle infrastrutture e dell’emergenza caldo. “Abbiamo un obbligo, quello dei 200 giorni che devono essere soddisfatti, non è la scuola a decidere questo numero, l’inizio o la chiusura”, sottolinea Corsaro. “Vanno pensate in maniera diversa le infrastrutture, per il futuro, gli enti proprietari lo devono fare, con sistemi di condizionamento e raffreddamento e interventi che migliorino le infrastrutture stesse”. La segretaria nazionale di categoria Ivana Barbacci ha spiegato che “quest’anno le nomine hanno risposto bene in gran parte delle regioni, abbiamo occupato quasi l’80% dei posti”. Resta aperto il problema del precariato dei docenti di sostegno. “Abbiamo più del 50% di docenti precari senza titolo – ha detto – un problema che va risolto alla radice, dobbiamo valorizzare la professionalità docente, restituire dignità a un ruolo educativo”. Barbacci ha quindi ricordato che si sta attraversando una “fase storica dove le fragilità di ragazzi e bambini sono particolarmente manifestate anche attraverso atteggiamenti aggressivi e di ripiegamento su sé stessi”. Sull’Umbria Barbacci, già segretaria regionale di categoria, ha spiegato che si tratta “di una terra di mezzo” che “se non tutelata e supportata, rischia di scendere verso parametri che sono più consoni ai dati delle regioni del sud”. Un ruolo importante può averlo la valorizzazione “dell’esperienza di una piccola regione che può essere patrimonio di sperimentazione, come in passato”. Dalla Cisl nazionale infine l’impegno sul personale Ata. “Abbiamo lavorato molto nel precedente contratto per dare loro una sistematicità anche nel profilo professionale – è stato detto – ora dobbiamo fare un passo in più, lo abbiamo chiesto ripetutamente al ministro Valditara. Ad esempio per i collaboratori scolastici e assistenti amministrativi, non dobbiamo limitarci a coprire i posti del turnover ma coprire tutti i posti vacanti, circa 30mila”. La Cisl scuola porta avanti intanto il confronto con il mondo degli insegnanti. A Perugia è stata presentata l’indagine “Essere insegnanti oggi”, curata dalla Cisl con Fondazione Tarantelli e Tuttoscuola. Erica Cassetta, una delle autrici, sintetizzando i dati emersi dall’indagine condotta su 10mila insegnanti, indica nell’aspetto delle “relazioni” un “punto di forza del lavoro”. Nella lista delle criticità figurano invece “ambienti non adeguati, eccessiva burocrazia che appesantisce il lavoro dei docenti, un rapporto con le famiglie difficile da instaurare”.

