Mohamed El Messaoudi rinchiuso nel carcere di Terni: indagini sul braccialetto elettronico
Indossava il braccialetto elettronico Mohamed El Messaoudi fermato questa mattina per il tentato femminicidio della moglie nel ternano e ora i magistrati stanno verificando il suo corretto funzionamento. “Ma se anche avesse funzionato al cento per cento la signora non avrebbe avuto scampo” ha sostenuto il procuratore di Terni Antonio Laronga. “Perché ci avrebbe dato l’alert quando è salita sull’autobus (sul quale si trovava già il marito che l’ha colpita a martellate – ndr)” ha aggiunto il procuratore. “Ci sarebbe stato un tempo insufficiente per le forze dell’ordine per intervenire” ha ribadito. “Quel bracciale è tarato su 500 metri – ha spiegato – e quindi nel momento in cui arriva l’autobus e lei sale dà il segnale alla società che gestisce questi dispositivi e questa informa le forze dell’ordine. Non ci sarebbe stato quindi il tempo materiale per intervenire. Sarebbe stato impossibile intervenire in sua difesa”. Gli inquirenti stanno ora comunque verificando se dal 4 aprile, il momento in cui ne è stata disposta l’applicazione, al momento dell’aggressione ci sono stati allarmi, se ha funzionato e come. “Vogliamo capire se questo strumento abbia fatto il suo dovere” ha concluso il procuratore di Terni. Ora El Messaoudi si trova rinchiuso nel carcere di Terni in attesa della convalida del fermo

