Prosegue il Calvi Festival con il tributo a Franco Battiato
E’ stato un successo pieno quello riscosso da Cinzia Leone martedì scorso, 12 agosto, al Calvi Festival. Il suo “Mamma sei sempre nei miei pensieri. Spostati!” ha entusiasmato e fatto divertire il pubblico che ha letteralmente gremito il Teatro dei Giardini del Monastero. Una performance di grande eleganza, misura e ironia che ha raccontato il sottile e complicato rapporto tra madre e figlia, toccando tanti aspetti della vita reale e quotidiana coinvolgendo con la irriverente verve della Leone gli spettatori del Calvi Festival. Un grande spettacolo che ha insieme divertito e fatto riflettere.
Ma l’edizione 2025 non si è fermata al teatro perché ieri 13 agosto, si è vissuto un altro grande momento, stavolta con la musica trascinante e trainante di Enrico Capuano e della sua Tammuriata Rock. Un viaggio tra brani storici del suo repertorio e improvvisazioni che hanno chiamato il pubblico a partecipare in uno sfrenato ballo collettivo che ha trasformato i Giardini del Monastero per una sera in un’arena da grande concerto italiano.
Sul palco una band di un talento cristallino ed un’esperienza che ha saputo mescolare magistralmente strumenti di ogni genere, dal violino alla batteria, dalla chitarra classica al basso, creando un connubio unico tra folk e rock.
Calvi Festival prosegue senza sosta. Il giorno di Ferragosto, spazio di nuovo alla musica, stavolta con il suggestivo tributo a Franco Battiato. Alle 21,15 al Teatro dei Giardini del Monastero, la band Autodafé porta il suo “Cercando l’alba dentro l’imbrunire”. La frase è un verso della celebre canzone di Battiato “Prospettiva Nevski” che simboleggia la difficoltà di trovare la luce, la rinascita o il positivo in situazioni oscure o difficili.
Lo spettacolo ripercorre la produzione musicale di Battiato, esplorando i temi e le atmosfere delle sue canzoni, con un focus particolare sulla ricerca del significato e della speranza anche nei momenti più bui.
Ancora spettacolo poi il 17 agosto, sempre alle 21,15 sempre al Teatro dei Giardini del Monastero con Paolo Triestino e il reading “Il paese dei ciechi”, adattamento dell’opera di H.G. Wells. Il testo è incentrato sulla difficoltà di adattamento e sul conflitto che scaturisce dal confronto con il diverso. Conferma la grandezza di uno dei padri della fantascienza. Un racconto surreale che fornisce molti spunti di riflessione.
A causa di una caduta sulle Ande il protagonista Nuñez si risveglia in una vallata, cosa scopre? Un mondo che sembrava esistesse soltanto nella fantasia dei racconti e invece è un mondo reale, la cosiddetta Valle dei ciechi che in seguito ad un cataclisma avvenuto molti secoli prima era rimasto completamente isolato dal mondo. A tutti gli abitanti cominciò ad abbassarsi la vista probabilmente per la consanguineità, cioè per il fatto che persone che si riproducono troppo tra di loro si indeboliscono e nel corso dei secoli anche il ricordo della vista sparisce.
Gli occhi sono nient’altro che fessure messe lì per abbellire ma in realtà non servono a nulla e sviluppano tantissimo gli altri sensi. Diventa un luogo dove la vista non esiste ma non è vissuta neanche come un handicap anzi come un normale stile di vita e in questo mondo con le sue leggi, con il suo equilibrio arriva quest’uomo che in seguito ad una caduta rovinosa durante una spedizione, dopo giorni e giorni di cammino, si ritrova lontano da quella che veniva considerata la civiltà, scorge da lontano case storte, vede delle cose strane. Il primo pensiero è “qui divento re perché il mio vedere sicuramente mi porrà in posizione dominante rispetto agli altri” poi in realtà scoprirà che non sarà così anzi il suo vedere viene presa come una follia.
Gli altri hanno sviluppato così tanto gli altri sensi che in realtà sono dei pari, lui per quanto possa sforzarsi non riesce a essere superiore a loro, vuole dimostrarglielo, ma non ci riesce. Non solo non accadrà ma diventerà un po’ l’ultimo dei servi però scopre l’amore quando la figlia di uno dei capi di questo strano mondo si invaghisce di lui, delle sue stramberie, dei suoi racconti fantasiosi e comincia questa storia d’amore che viene dapprima osteggiata da tutti ma cresce sempre di più fino a che decidono di sposarsi ad una condizione: che lui si cavi gli occhi. Lui per amore, accetta di salire su una collina per ammirare l’alba per l’ultima volta, lì capisce che non può rinunciare a tutto ciò che gli occhi e il mondo possono regalare. Fugge e ritornerà nella società dopo tanto tempo.
Un momento importante per la comunità calvese sarà invece il giorno prima, il 16 agosto, con la “Giornata del Donatore”, promossa dalla locale sezione Avis “Livio Leonardi. Il programma prevede uno spettacolo di cabaret e l’intrattenimento musicale con la band “Stranavoglia”.

