Terni, privatizzazione dell’Asm, le Rsu sugli scudi: “L’azienda non si svende”. Contrario il Comitato “No inceneritori”
TERNI – Un coro di no si leva contro la privatizzazione dell’Asm, società partecipata del Comune, annunciata da Palazzo Spada. Dopo la Uil, le Rsu dell’Asm sugli scudi. “Le Rsu di Asm Terni spa – si legge in una nota – sono per l’ennesima volta allarmate e sconcertate dall’atteggiamento assunto dalla proprietà dell’azienda, il Comune di Terni, che mette costantemente in difficoltà il buon funzionamento dell’azienda e dei servizi da essa erogati ai cittadini (elettricità, acqua, depurazione, gas e igiene ambientale), non pagando regolarmente le spettanze relative al servizio di igiene ambientale”.
“La nostra azienda non si svende- dicono le Rsu – Ricordiamo che rappresentiamo quasi 400 lavoratori, che siamo la terza azienda del territorio provinciale e che ci sentiamo di rappresentare anche altre centinaia di lavoratori dell’indotto. Potremmo, se ben amministrati, essere un volano dell’economia provinciale e fare da riferimento come multiservizi regionale. Ogni anno portiamo nelle casse comunali utili che sono costanti e in aumento. Perché vendere? Siamo pronti e decisi – concludono le Rsu – ad intraprendere tutte le forme di lotta necessarie per contrastare questo progetto per noi incomprensibile”.
Contrario alla privatizzazione anche il Comitato No inceneritore, che motiva l’opposizione con la “necessaria sottrazione dei beni e servizi comuni dal meccanismo del mercato, cioè dalla valorizzazione economica e finanziaria di beni essenziali che al contrario vanno gestiti dal pubblico e garantiti in modo accessibile a tutti i cittadini. Rifiuti compresi, si intende”.
“Nel momento – continua il Comitato – in cui i beni e servizi comuni finiscono di essere regolati dal semplice rapporto duale fornitura/bolletta, ma subentra l’elemento finanziario, che come sappiamo determina solo la possibilità di produrre denaro dal denaro stesso separando i profitti dalla produzione materiale, ecco che inevitabilmente avremmo dato la stura ad un imperdonabile errore”.

