Salari bassi, fuga dei laureati e brevetti frenano l’attrattività dell’Umbria: ci sono potenzialità ma mancano le opportunità
L’Umbria supera la media nazionale in 30 indicatori territoriali su 60; in 14 è sotto e in 16 non presenta differenze statisticamente significative: è la fotografia del Bes (la misurazione del benessere) dei territori 2025 dell’Istat. Accanto ai punti di forza, emerge un dato che misura direttamente l’attrattività: nel 2023 il saldo migratorio dei laureati italiani tra 25 e 39 anni era -14,7 per mille, contro +0,3% in Toscana. Si tratta di trasferimenti di residenza verso altre regioni italiane e verso l’estero, non soltanto di espatri. Le Marche indicano 31 indicatori migliori dell’Italia e 11 peggiori; la Toscana 30 e 11, contro i 30 e 14 umbri. La distanza da Toscana e Marche non sta dunque tanto dal numero dei punti di forza quanto nelle criticità: tre in più per l’Umbria. La differenza rispetto alle regionali settentrionali con più risultati favorevoli è più ampia. Ma la domanda è più concreta: dove le condizioni di vita aiutano a investire, assumere e fare impresa, e dove costituiscono un ostacolo ? Informazione economica, orientamento e sostegno all’innovazione sono funzioni camerali direttamente chiamate in causa. Il conteggio 30-14-16 proviene dal Bes dei territori 2025, curato dall’Istat. Nella mappa territoriale, tutti e nove gli indicatori di istruzione e formazione sono favorevoli all’Umbria. Nel 2024 il 75,9% dei residenti tra 25 e 64 anni anni aveva almeno un diploma, contro il 72,2% del Centro e il 66,7% nazionale. Tra 25 e 39 anni i laureati erano il 35,3% contro il 34,2% del Centro e il 30,9% italiano. Il tasso di passaggio all’università, riferito al 2022, raggiungeva il 59,8%, rispetto al 51,7% nazionale. Anche i giovani che non lavorano e non studiano erano meno numerosi: 10,1% contro il 15,2% in Italia nel 2024. Il vantaggio riguarda anche la partecipazione al lavoro. Nel 2024 gli occupati tra 20 e 64 anni erano il 73,4% in Umbria, contro il 71,9% del Centro e il 67,1% nazionale. Eppure il confronto sui redditi da lavoro racconta una storia diversa. La retribuzione media annua dei dipendenti, nel 2023, si fermava a 20.993 euro: 1.994 in meno del Centro e 2.637 in meno dell’Italia, pari a uno scarto nazionale dell11,2%. Il dato indica una capacità di remunerazione complessiva più debole. Nelle Marche le retribuzioni erano 20.956 euro, in Toscana 22.388: l’Umbria è allineata alle prime, ma 1.395 euro sotto la seconda. Il reddito disponibile equivalente mediano racconta un aspetto diverso: nel 2022 era di 19.700 euro in Umbria, contro 19.500 nel Centro e 18.600 in Italia. Questo indicatore tiene conto delle risorse economiche individuali ricondotte alla situazione familiare; non misura lo stipendio medio e non contraddice il dato sulle retribuzioni dei dipendenti, costruito su un’altra popolazione e un altro anno. Sul versante dell’innovazione le domande di brevetto erano 54,5 per milione di abitanti in Umbria, contro il 65,5 nel Centro e 90,1 in Italia: il 39,5% in meno del dato nazionale. Anche gli addetti alle imprese culturali pesano meno: 1,4% del totale, contro 2,1% nel Centro e 1,6% in Italia. Il confronto sulla mobilità dei laureati distingue con maggiore precisione l’Umbria dalla Toscana. Nel 2023 il saldo migratorio dei laureati italiani di 25-39 anni era +0,3 per mille in Toscana, – 13,7 nelle Marche, -14,7 in Umbria. Nel periodo 2019-2025 l’Umbria ha inoltre perso complessivamente circa 2.700 laureati italiani di 25-34 anni, considerando insieme trasferimenti verso altre regioni ed estero. Anche tra le province umbre la mobilità ha intensità differenti: il saldo dei giovani laureati italiani era -23,5 per mille a Terni e -12 a Perugia. Il tasso di infortuni mortali e con inabilità permanente risultava di 17,8 casi per diecimila occupati in Umbria, contro 11 in Italia. Tra i punti di forza figurano la diffusione degli agriturismi, il verde urbano e 82 istituzioni non profit per diecimila abitanti, contro 61 in Italia. Sono risorse di attrattività territoriale che si affiancano alle condizioni produttive e occupazionali. “L’Umbria possiede un patrimonio di qualità della vita, competenze e coesione sociale che molte regioni possono invidiarci. Ma dobbiamo interrogarci su un dato: formiamo più laureati di Toscana e Marche, eppure fatichiamo molto di più a trattenerli. E’ il segno di una distanza tra le potenzialità del territorio e le opportunità che riusciamo a offrire” è quanto sostiene Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell’Umbria.

