Imprese in Umbria, il tasso di crescita è il più basso d’Italia: la Regione perde velocità. Crisi dell’artigianato: crollano imprese e lavoratori
Tra luglio e settembre l’Umbria mette a segno 109 imprese di saldo positivo. E’ il secondo trimestre consecutivo con più iscrizioni che cessazioni, ma il tasso di crescita, +0,12%, è il più basso tra le regioni italiane: la media nazionale raggiunge infatti +0,32%. Il patrimonio delle imprese registrate ammonta a 89.293 unità, rispetto alle 89.186 di giugno. Sono i dati di Movimprese, l’indagine di Unioncamere e InfoCamere sui registri cameraili. Secondo quanto riferisce la Camera di commercio dell’Umbria le nuove iscrizioni sono 826, le cessazioni 717, al netto delle cancellazioni d’ufficio. In primavera il saldo era stato +347 (+0,39%); nell’estate 2025 +125 (+0,14%). Secondo l’analisi l’Umbria resta in positivo, ma perde velocità. L’Italia, al contrario, accelera dal +0,29% dell’estate precedente al +0,32% attuale, con 18.403 imprese di saldo positivo, il risultato trimestrale più alto dal 2021. Per Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell’Umbria, “le 109 imprese di saldo positivo nel trimestre sono un dato incoraggiante, ma non cancellano la crescita più lenta rispetto al resto d’Italia, né la diminuzione registrata nell’arco di un anno, anche tra le imprese effettivamente attive”. Luci e ombre che emergono dal quadro del secondo trimestre. La crescita delle società di capitali indica un’evoluzione importante del sistema imprenditoriale umbro, anche se il divario con la media nazionale non si restringe. Merita molta attenzione la contrazione continua dell’artigianato, una componente essenziale della nostra economia. Secondo la Camera di commercio, “il confronto territoriale ridimensiona, senza cancellarlo, il primato negativo umbro”. La Toscana cresce dello 0,18%, le Marche dello 0,17%: ritmi superiori a qurello umbro, ma anch’essi nettamente inferiori alla media italiana. Entrambe rallentano rispetto allo stesso trimestre del 2025. Nel centro l’eccezione è il Lazio (+0,51%). Ritornando all’Umbria, il saldo è positivo in entrambe le province, con intensità diverse. Perugia conta 608 iscrizioni e 540 cessazioni: 68 imprese in più, ma un tasso di appena +0,10%, nella parte bassa della graduatoria italiana. Terni registra 218 iscrizioni, 177 cessazioni e un saldo di +41, pari al +0,19%. Sul confronto annuo, invece, il segno è negativo. A settembre 2025 le imprese umbre registrate erano 90.440; dodici mesi dopo sono 1.147 in meno (-1,27%), cosa che avviene anche a livello nazionale. La diminuzione interessa sia Perugia (-915, -1,33%) che Terni (-232, – 1,08%). Resta ancora più difficile la situazione dell’artigianato: il segno meno riguarda anche l’ultimo trimestre. Le imprese artigiane registrate in Umbria sono 18.924, 441 in meno in un anno (-2,28%): un calo superiore a quelli di Italia (-1,55%), Toscana (-1,89%) e Marche (-0,73%).

