La sterzata di Bori sulla cultura: basta a politica degli spot. La Regione torna a programmare
La cultura torna ad essere protagonista in Umbria. Dagli eventi “liquidi” e “mordi e fuggi” degli ultimi anni si torna a pensare alla cultura come motore e moltiplicatore dello sviluppo. Rilanciare lo sviluppo dell’Umbria è la parola d’ordine del nuovo assessore regionale Tommaso Bori: sviluppo produttivo, sviluppo dell’occupazione e, soprattutto, valorizzazione delle personalità e dei talenti. Dopo la clamorosa sottovalutazione degli anni passati si torna a parlare di crescita economica, puntando sulle industrie culturali e creative, sulla scienza e tecnologia, sulla tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico. Per questo, la Giunta Regionale sta predisponendo un nuovo disegno di legge (in fase di approvazione) che potenzierà la valorizzazione del patrimonio culturale, delle attività artistiche e dello spettacolo. E’ stato già accantonato un importo di 1,5 milioni di euro in ciascuno degli esercizi 2026 e 2027. Nuove e maggiori risorse anche per i grandi contenitori umbri: Fondazione Perugia Musica Classica, Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, Fondazione Umbria Jazz e non solo. E’ prevista inoltre la partecipazione della Regione alle celebrazioni del centenario di Dario Fo e il sostegno alla candidatura di Norcia a capitale della cultura 2033 mentre per l’ottavo centenario della morte di San Francesco nel 2026si procederà con apposita legge e relativi atti. Nel frattempo si continua a lavorare su un Testo Unico per la Cultura e l’impresa creativa, diventando la prima Regione a realizzare un dispositivo legislativo organico sul settore. L’obiettivo è quello di rilanciare la programmazione, promuovere una pianificazione triennale delle risorse e sostenere le maggiori istituzioni culturali della Regione. “Mentre qualcuno ci spiegava che con la cultura non si mangia, le ricerche dimostrano che ogni euro investito in tale ambito ne rende tre. E’ quindi l’investimento migliore e crea crescita sociale e culturale, oltre che nuovi mestieri” commenta Tommaso Bori. Si passa, quindi, da interventi spot ad una seria e rigorosa pianificazione, come dovrebbe fare un Ente di indirizzo e programmazione.

