Specializzazioni mediche, quasi l’80% della Scuola di Chirurgia Generale di Perugia resta vuota: su 10 posti banditi solo 2 assegnati
Più della metà dei posti rischia di restare vuoto. Diventare chirurgo o salvare vite in ospedale non è più il sogno nel cassetto di chi coltiva l’ambizione di intraprendere la carriera medica. Altro che sanità pubblica: la carriera medica è sempre più orientata verso specializzazioni redditizie, come la chirurgia plastica dove è più facile fare attività privata. I numeri del ministero dell’Università e della Ricerca (Miur) sulle specializzazioni raccontano anche un’altra cosa: non sono molti i giovani medici, freschi di laurea, che scelgono le Scuole di Specializzazione dell’Ateneo di Perugia, gestite dal Dipartimento di Medicina e Chirurgia. Così almeno narrano i numeri del ministero in riferimento alla Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale. Il 21 luglio scorso si è svolto il concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione medica che ha fatto registrare, tra l’altro, un aumento dei candidati a fronte di una crescita assai più contenuta dei contratti. Una decisione che avrebbe dovuto garantire una forte copertura delle scuole. In realtà, l’aumento dei candidati non si è distribuito in maniera uniforme tra le diverse scuole di specializzazione del Paese. E qui entra in gioco l’attrattività delle scuole e il confronto tra numero di posti banditi e preferenze dei candidati. Qualcuno potrebbe controbattere che ormai le preferenze dei candidati si concentrano su poche discipline. Parzialmente vero: la distribuzione è da anni squilibrata in tutta Italia e le difficoltà di attrazione di alcune discipline sono note da tempo. C’è, invece, un indicatore importante proprio sull’attrattività delle scuole: le scelte dei candidati collocati nelle prime posizioni della graduatoria. Questi candidati, infatti, hanno la possibilità di decidere dove andare e, rispetto a chi si trova nelle posizioni successive, di optare per la scuola ritenuta più ambita nel panorama nazionale. Sette mesi fa, la Regione dell’Umbria ha impegnato 500mila euro annui per sostenere quattro nuove scuole di specializzazione dell’Università degli Studi di Perugia: Chirurgia toracica, Oftalmologia, Gastroenterologia e Ginecologia. Non solo: con l’atto viene prevista anche l’assunzione di quattro professori associati. “Adesso abbiamo messo in garanzia queste scuole” sottolineò il rettore Massimiliano Marianelli. Un’intesa sicuramente importante per il futuro della sanità, così come significativo è lo sforzo della Regione. I dati del ministero (Miur) ci dicono, però, che non basta avere una scuola per attrarre giovani medici freschi di laurea. I futuri camici bianchi, infatti, scelgono la scuola dove fare la specializzazione medica tenendo conto di tre aspetti decisivi: didattica, formazione sul campo e attività di ricerca. La qualità della didattica, la disponibilità dei tutor e degli strutturati, la vocazione alla ricerca e il coinvolgimento degli specializzandi nell’organizzazione, rappresentano aspetti cruciali per la scelta della scuola. I dati del ministero confermano, in qualche modo, che oggi il problema dell’Umbria è il progressivo venir meno del fascino di una volta. Prendiamo, per esempio, la Scuola di Specializzazione di Chirurgia Generale: quest’anno in palio c’erano 10 posti disponibili. Quanti ne sono stati assegnati ? Appena due. Dai dati ufficiali del Miur emerge che la media nazionale delle assegnazioni per Chirurgia Generale è del 65,5%, mentre in Umbria si ferma al 20%. Qualcuno potrebbe eccepire che molti giovani camici bianchi che intendono fare i chirurghi sono attratti dai centri di eccellenza italiani, come Milano, Roma, Bologna, Torino, Genova. Anche questo non è del tutto vero. Se prendiamo la vicina Politecnica delle Marche, emerge che rispetto ai 16 posti di Chirurgia Generale banditi, ben 14 sono stati assegnati. All’Università degli Studi Chieti-Pescara, su sette posti banditi cinque sono stati assegnati, mentre all’Università degli Studi del Molise su cinque posti banditi tre sono stati assegnati. Catanzaro otto posti banditi tre assegnati; Bari undici posti banditi tutti assegnati; Pavia dodici posti banditi undici assegnati; Padova 32 posti banditi ventisette assegnati. Chi ha fatto peggio di tutti è l’Aquila che su sette posti banditi nessuno è stato assegnato. Naturalmente abbiamo sorvolato città e atenei più importanti di Perugia, dove i numeri sono inarrivabili per le dimensioni dell’Umbria. I dati, di per sé, sono solo numeri o indicatori grezzi, ma sono anche una rappresentazione oggettiva e utile per comprendere la realtà e prendere decisioni.

