LA STORIA CONTINUA

di Pierluigi Castellani

Quando nel 1989 cadde il muro di Berlino e con quel muro si sbriciolò anche l’Unione Sovietica c’è chi decretò (Fukuyama) “La fine della Storia” intendendo così l’affermazione definitiva dei valori dell’Occidente su quanto rappresentato dalla Russia sovietica. A confutare questa visione  è uscito di recente da Mondadori un interessante libro di Federico Fubini, seguito editorialista de Il Corriere della Sera, ” Imperi allo specchio”, la cui tesi è non solo che la storia non è finita e  che i valori occidentali  n0n hanno prevalso, ma che l’Occidente stesso da vincitore rischia di essere il vinto. Fubini ricorda quanto ebbe a dire  Quinto Orazio Flacco del rapporto tra Roma e la Grecia :”La Grecia ,conquistata, conquistò l’indomito vincitore”. Infatti  la Roma dell’impero fu conquistata dalla cultura e dalla civiltà greca. Il sottotitolo  del saggio di Fubini non a caso è: “Dovevamo cambiare la Russia. La Russia ha cambiato noi”. Con questo si vuole dire che le massicce dosi di liberismo economico imposte dagli economisti americani, allora consulenti di Boris Eltsin, hanno finito per produrre in Russia uno stato in mano agli oligarchi, arricchitisi con la privatizzazione selvaggia delle aziende statali e che come conseguenza hanno portato al potere Putin , il cui governo autocratico si è trasformato oramai in una vera e propria dittatura,  salvaguardando ed accrescendo le loro ricchezze. Parallelamente negli Usa è avvenuto il medesimo processo :  l’oligarchia americana del petrolio e delle Big Tech ha assicurato a Donald Trump la rielezione alla Casa Bianca rendendo di fatto l’America un’altra autocrazia oligarchica. Del resto è il potere del denaro che domina oramai anche i rapporti internazionali con un continuo conflitto di interessi visibile nell’amministrazione Trump, che affida ai suoi amici ricchi la gestione degli affari internazionali anziché ai diplomatici di professione. Fubini si dilunga in un esame comparativo di Trump e Putin definendo di entrambi un comune profilo sociopatico, che li spinge ad ignorare i limiti imposti dallo stato di diritto e dal  diritto internazionale, come sta avvenendo   con le guerre in atto, che entrambi hanno scatenato . Il vero vincitore sembra essere la Russia di Putin tanto che si sta diffondendo anche nel mondo occidentale quello strisciante autoritarismo, che sta corrodendo le democrazie liberali non essendoci più  a contrapporsi il modello americano, che proprio Donald Trump sta minando. Non a caso l’autore del libro parla della “calamita di Putin” tanto da scrivere :” Il sogno di Putin è disporre di una potente, occulta calamita per attrarre verso il modello di Mosca i paesi che vinsero la guerra fredda una generazione fa. Se l’Occidente ha fallito nel cercare di rendere la Russia simile a una versione idealizzata di sé, l’anelito di Putin è rendere l’Occidente una versione altrettanto degradata della Russia”. C’era in parte riuscita con la democrazia illiberale di Orban in Ungheria, ma siamo sicuri di poterci sottrarre a questa “calamita” in Europa dove sta avanzando nelle ultime elezioni, come in Germania, l’ultradestra?. Una simile analisi, circa il diffondersi degli autoritarismi, possiamo trovare anche nell’ultimo lavoro di Michele Ainis ” Fascismo bianco” ( M0ndadori 2026).  E mentre la storia continua possiamo sottrarci a questo, amaro destino? Mi auguro  di sì, ma le forze politiche europee debbono impegnarsi a fare della democrazia l’unico frequentabile strumento per dare risposte concrete al disagio sociale, che si sta diffondendo. Lo avvertiamo in questi giorni in paesi, prossimi alle elezioni, come la Spagna e la Francia.