Centenario franchettiano, visita alla sepoltura del Barone al cimitero di Roma

CITTA’ DI CASTELLO – “Visitare la sepoltura di Leopoldo Franchetti è stata una grande emozione sia perché giunge al culmine delle celebrazioni per il Centenario sia per il luogo, il cimitero acattolico del Testaccio di Roma, in cui riposano le spoglie di tante personalità visionarie nelle arti, nella vita e nella politica. E la lungimiranza insieme alla filantropia è forse una delle caratteristiche più rilevanti della storia del barone”: queste le riflessioni con cui il vicesindaco e assessore alla Cultura Michele Bettarelli dà conto di uno degli appuntamenti più importanti del calendario di manifestazioni per i cento anni dalla morte di Leopoldo Franchetti, la visita alla tomba nel giorno della sua morte, domenica 4 novembre, restaurata dalle Logge del Grande Oriente d’Italia XI Settembre 904, i Liberi 1093, Armonia 1153, Gli Illuminati 1447 e dal Collegio dei Maestri Venerabili della Circoscrizione GOI Umbria.
Da Città di Castello alla volta della Capitale è partita una delegazione tifernate di vari soggetti: al cospetto della lapide è stata deposta una corona ed sono intervenuti il vicesindaco Michele Bettarelli, Marco Gasperi, vicepresidente del Consiglio comunale, Giovanni Procelli come consigliere comunale ma anche come musicista per suonare “Il silenzio”, la direttrice del cimitero Amanda Thursfield, Marco Conti in rappresentanza della Fondazione Hallgarten Franchetti – Villa Montesca, per i soggetti finanziatori, il vicemaestro Augusto Vasselli e Massimo Angelini. “La visita al Testaccio aveva un valore simbolico molto forte oltre che storico” conclude Bettarelli “ed è servita a richiamare ancora un volta la dirittura fortemente progressista che ha informato l’attività del barone nelle varie sfere della sua vita pubblica e privata. Per Città di Castello, che lo ha accolto come proprietario terriero e poi lo ha conosciuto nella sua dimensione sociale, ha significato onorare una tra le figure più costruttive della storia moderna del territorio e tornare a riflettere su cosa rimane dell’opera sua e di Alice Hallgarten, a cui dobbiamo il Metodo Montessori, Tela Umbra e le scuole rurali solo per citare elementi molto noti ed ancora in rilievo del loro lasciato morale e materiale”.
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