Va in archivio a Trevi il convegno “La Cooperazione Internazionale Strumento di Sviluppo”

Si è chiuso oggi l’atteso convegno denominato “La Cooperazione Internazionale Strumento di Sviluppo”, svoltosi a Trevi il 1° e 2 marzo 2024. Uno degli appuntamenti più attesi di questa giornata conclusiva era l’incontro “Energia ed Agritech, Decarbonizzazione e Sicurezza Alimentare”, che ha avuto luogo questa mattina presso il Complesso Museale di San Francesco.

 

L’introduzione è affidata a Gabriele Nardini, Presidente AGCI Umbria: “Conoscendo Mattei, l’idea di ritrovarmi davanti alla decisione governativa di reimpostare una cooperazione sui suoi valori è emozionante nonché l’unica strada possibile. La cooperativa deve essere vista come tipologia di impresa: pur essendo una società di impresa a responsabilità limitata essa mette al centro la persona ed è caratterizzata dalla gestione democratica delle decisioni. Ogni socio dà il suo voto”. Poi un auspicio non da poco: “Dobbiamo accettare che il popolo dell’Africa riprenda la propria sovranità, data dalle persone e non da chi detiene il capitale. Tutto questo deve essere considerato come un fattore di inclusività. Più crescono i soci più aumenta la radicalità e la coesione sociale nel territorio”. Da non trascurare anche lo scopo prefissato: “Tutte le imprese hanno scopo di lucro, la cooperativa no. I soci si mettono insieme per avere più opportunità di lavoro. Vi è una cooperazione internazionale, ovvero una collaborazione reciproca che fa sì che ognuno si senta parte di qualcosa”.

 

Sposa in pieno questo concetto il dottor Nicola Colella, HGC Energia e Sviluppo: “La prima proposta fatta da Mattei era quella di parlare di cooperazione per creare uno sviluppo insieme. Oggi trattare questo tema significa avere un sinonimo ovvero energia. In alcuni paesi c’è fame di questo. Il futuro sono le microcentrali di produzione di energia, che viene distribuita in territori specifici. Ce ne bisogno ora e va resa fruibile in tempi estremamente brevi. Questo ci dà forza di fare squadra con aziende italiane che hanno esperienza consolidata”.

 

Poi Mario Serpillo, Presidente dell’Unione Coltivatori Italiani, che ha voluto esprimere “le mie impressioni su qualità ed ambizione di questo evento, che delinea un cantiere internazionale dove si sono rappresentate tutte le realtà strategiche. Questo segna il livello ambizioso del percorso che la fondazione Mattei ha voluto lanciare. Inoltre difendiamo le nostre aziende in cui la biodiversità è il primo effetto della cura del territorio”. Poi lancia un chiaro grido di allarme: “Le famiglie continuano a rimanere attaccate alle sorti di questo esso: manca il passaggio generazionale, con dei ragazzi che preferiscono l’estero. Rischiamo il vuoto, urge ritrovare le grandi tradizioni, le grandi passioni per lottare e conquistare prodotti tipici”. Serpillo conclude così: “Nessuno può vincere le sfide da solo. Ci sono le condizioni per percorrere la strada tracciata di Mattei. L’economia senza la pace sociale non può decollare”.

 

Questo invece il pensiero del dottor Eugenio Fusignani, Presidente AGCI Culturalia: “La cultura è parte integrante di ogni attività umana. Il tema più pregnante è l’ecologia, in Italia come nel mondo occidentale. Mattei con le sue intuizioni costruì a Ravenna 1958 il polo petrolchimico. Possono coesistere attività impattanti e non proprio sostenibili con il resto dell’economia, turismo compreso. La transizione energetica avrà tempi lunghi. Serve un cambio culturale che riguardi anche i comportamenti singoli. Il piano Mattei è stata una grande intuizione del governo e serve un atteggiamento più laico e meno rigido”

 

Il dottor Luigi Mercuri, imprenditore nonché direttore dell’Hub Formativo Area 12, vede “un parallelismo tra internazionalizzazione e romanizzazione. Nel 2020 è accaduto un fatto imprevedibile che ha stravolto la nostra esistenza. Abbiamo cooperato e creato una rete di impresa. In più ci sono state 20 milioni ore di formazione per i dipendenti delle aziende italiane. Sono state formate oltre 100000 persone mentre sono stati erogati oltre 130 milioni di euro di cui 70 gestione portafoglio grazie a tutti i principi noti, strutturando un processo”. La situazione attuale non lascia spazio ad interpretazioni: “Spesso mancano gli imprenditori. Dobbiamo poterli formare, affinché possano costituire il progetto, altrimenti il processo di globalizzazione non sarà equo”. Infine: “L’internalizzazione è un processo culturale per sviluppare un potenziale umano in Africa immenso. Alcune cose non le possiamo controllare ma l’evoluzione è una scelta. E noi siamo pronti”.

 

Chiaro l’appello del dottor Lucio Lamberti, docente presso l’Università San Raffaele di Roma, per il quale “occorre avere visione e non essere malati di brevismo”. Solitamente vogliamo risultati subito senza formazione e questo è un male. Cooperazione non vuol dire filantropia; bisogna agire per uno scopo comune mostrando complementarietà”.

 

Al dottor Antonio Manca, imprenditore e responsabile dell’Innovazione e della transizione digitale di UCI, il compito di chiudere la mattinata: “La parola cooperazione significa in questo caso un trasferimento di know how che però non ho visto. Bisogna dare spazio alle risorse umane africane che sono essenziali anche da noi. Questa può essere una caratteristica importante, iniziando dalla formazione, importante per chi non conosce il proprio ambiente, e proseguendo trasmettendo tramite suono, acqua e cultura quello che abbiamo appreso in questi anni formando prima e innescando poi un meccanismo che consenta di crescere”.