Il commento del caporedattore de La Nazione Roberto Conticelli

Oggi sul giornale nazionale, pagine dell’Umbria, La Nazione il caporedattore Roberto Conticelli, scrive il commento che riportiamo.

“Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci: saremmo voluti andare a vedere il rinnovamento auspicato dall’assessore Barberini, anche perché apparteniamo alla schiera di quanti ritengono che la gestione della sanità umbra – tra inaugurazioni fin troppo pompose, proclami a squarciagola e successi annunciati col trombone – non sia tutta quel «rose e fiori» che qualcuno vorrebbe farci credere. Parlano i fatti, che alla stregua dei numeri hanno il pregio ai essere incontrovertibili: le infinite liste d’attesa, i letti volanti in corsia e i molti, troppi umbri che scelgono di curarsi altrove. Insomma, avremmo volentieri dato una sbirciatina dietro l’angolo ma invece la storia, la piccola storia di una regione che possiede una speciale vocazione per le buone occasioni perse, sembra aver seguito tutt’altro percorso. E allora non ci resta che apprezzare il gesto di un assessore ormai ex, visto che in politica – Cossiga a parte – si fa fatica a ricordare qualcuno che abbia scelto di lasciare, tanto più se ad essere abbandonata è una carica «pesante» come quella sanitaria. Nel teatrino della Sanità regionale reciteranno dunque gli attori di sempre, che stanno in scena ormai da vari lustri coi risultati che abbiamo sotto gli occhi: lo specchio di un’Umbria immobile e immobilizzata che continua a decidere in stanze insonorizzate e refrattarie al contatto con la gente. E così in queste ore, dopo quanto accaduto, la perdurante frattura tra politica e cittadini è andata allargandosi fino a divenire, qui da noi, una vera e propria faglia, di Sant’Andrea, separando forse per sempre la strapagata «Casta» dal «Mondo Reale» di noi comuni mortali.

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