Reddito di cittadinanza, Umbria come Piemonte. I sindacati protestano

PERUGIA – In Umbria i beneficiati dal reddito di cittadinanza saranno il 4,2 per cento della popolazione. Un numero – come sottolinea la presidente Marini – che mette l’Umbria sullo stesso piano di Toscana, Piemonte, Liguria, Valle D’Aosta.

E intanto i sindacati si preparato alle procedure e si preparano anche a scendere in piazza per contestare le politiche economiche adottate dal Governo, ma non tutte le misure annunciate sono viste in maniera totalmente negativa. È il caso del Reddito di cittadinanza (Rdc) e di Quota 100, i due interventi ‘bandiera’ dell’Esecutivo, che sono stati oggetto di un partecipato corso di approfondimento organizzato a Perugia, martedì 5 febbraio, da Uil Umbria per formare i suoi attivisti e operatori in vista della partenza dei provvedimenti. “Le nostre posizioni – ha spiegato il segretario di Uil Umbria Claudio Bendini – potrebbero a prima vista essere considerate contraddittorie, ma non è così in quanto noi critichiamo la manovra finanziaria nel suo complesso poiché riteniamo che questa non porti lo sviluppo economico che noi invece auspichiamo”. Rispetto alle due principali novità introdotte con recente e apposito decreto legge il parere della Uil è invece più sfumato. “Il Reddito di cittadinanza – ha commentato Bendini – cerca di alleviare le sofferenze e le difficoltà delle persone meno agiate e dare un sussidio a chi non ha altro reddito, è una misura utile adottata in tutta Europa; valuteremo poi, in corso d’opera, se ci saranno problemi di attuazione. Riteniamo positivo anche il fatto che il Rdc sia legato alle politiche attive del lavoro, ma temiamo che queste due politiche possano entrare in conflitto tra loro e generare confusione: prima avevamo il Reddito di inclusione sociale e probabilmente sarebbe bastato rifinanziare questo in maniera più importante per dedicarsi maggiormente alle politiche attive sul lavoro”. Rispetto al nuovo regime pensionistico Quota 100, anche in questo caso Bendini ha espresso alcune perplessità. “Come sindacato – ha ricordato il segretario di Uil Umbria – volevamo una riforma complessiva della legge Fornero, mentre Quota 100 riguarda un singolo aspetto. Il provvedimento risolve comunque alcuni problemi delle molte persone coinvolte e adesso si tratta di calcolare quali siano le eventuali perdite per i lavoratori. Stiamo lavorando appunto per mettere nelle migliori condizioni le persone che vogliono usufruire di questa possibilità”.

Se quindi i pareri rispetto alle due misure chiave del Governo non sono necessariamente negativi, più netta è la posizione rispetto alla Legge di bilancio 2019. “L’Italia – ha sottolineato Bendini – ha estremo bisogno di sviluppo: ha bisogno di opere pubbliche, il loro blocco e il loro mancato finanziamento sicuramente non genereranno posti di lavoro, e di sostenere maggiormente la ricerca in modo da dar vita a un ciclo virtuoso che possa riavviare la produzione di qualità”. Critiche sono state rivolte anche alle clausole di salvaguardia contenute nella legge finanziaria, che prevedono la possibilità di aumenti dell’Iva nei prossimi anni per decine di miliardi di euro in caso di mancato reperimento delle risorse pianificate dalla Legge di bilancio. “Valutiamo negativamente – ha aggiunto Bendini – anche la mancata rivalutazione delle pensioni e una flat tax fatta in modo potenzialmente anticostituzionale. Secondo la Costituzione italiana, infatti, il sistema tributario è informato a criteri di progressività mentre con la flat tax avremmo solo due livelli di gradualità. Nel prossimo futuro saranno chiesti pareri alla Corte costituzionale e vedremo che questo provvedimento non sarà considerato legittimo”.

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