DIS…CORSIVO. 007 (COLLI)

NOSTRADAMUS di Maurizio Terzetti / La poca consistenza della cultura in Umbria di questi giorni o il fatto che una “Bond girl” dell’ultimo film dell’agente 007 è un’umbra come Monica Bellucci mi spingono a guardare nello spettacolo più appariscente che si sta allestendo a Roma anziché nella penombra della nostra regione.

Il set preparato per girare nella capitale, in pieno centro, alcune parti di “Spectre” è, senz'altro, un evento di importanza mondiale: Roma si divide la scena con Londra, Caserta, Città del Messico, l'Austria e il Marocco, facendosi attraversare da una sfilata di auto che si rincorrono vertiginosamente, una Jaguar C - X75 e la famosissima Aston Martin DB10.

Della storia nel suo complesso, che potremo gustare a novembre di quest'anno, sappiamo che un messaggio cifrato arrivato da una fonte improbabile mette James Bond nella condizione di immergersi negli strati di una sinistra organizzazione conosciuta come “Spectre” e di avvicinarsi a scoprire una verità nascosta che minaccia di distruggere tutto ciò che egli ha combattuto per proteggere.

Monica Bellucci, nei panni di Lucia Sciarra, interpreta il ruolo di una donna importante dell'organizzazione, tutta italica seduzione chiamata a ricoprire la fatale attrazione che, in realtà, ogni donna, ad ogni età, prova verso il mitico agente, che per la quarta volta ha il volto di Daniel Craig.

Le riprese, in città, sono cominciate il 19 febbraio e termineranno il 12 marzo, impegnando l'Urbe in un ennesimo sacrificio di vita quotidiana per residenti, ospiti e visitatori fatto di orari d'accesso contingentato e di intere vie illuminate a giorno anche di notte, di traffico rivoluzionato e di circolazione impazzita.

Il film, insomma, dovrebbe portare all'esasperazione il normale tran tran dell'inferno romano di tutti i giorni e, così, sarebbe in linea con i tempi: alla Roma degli anni '50 e '60 si attagliavano perfettamente il set della “Dolce vita” e la Roma plebea, il set plebeo dei film delle borgate di Pasolini, a quella degli anni 70, in declino, corrispondono i molti lungometraggi polizieschi da poche lire e qualche fantozzata, a quella dei nostri giorni, ormai, può andare bene il set globale e globalizzante di una storia senza più commedie come nel film di Jean Bond.

Le infinite capriole dell'agente 007 sono state viste e riviste, negli ultimi cinquant'anni, nei cinema di tutta Italia, compresi quelli di Roma. Mai, però, avremmo pensato che la città potesse diventare degna di essere il set in cui quelle capriole, di macchine e di attori, si verificano e vengono filmate.

Diventa facile ironizzare sulle strade sconnesse, sulle buche che fanno saltare in aria i sanpietrini al passaggio di auto rombanti. Non è questo il punto. Il punto è che Roma non ha più pace, i suoi sette colli sono ormai capaci di collegarsi solo al numero finale del nome in codice dell'agente segreto di Ian Fleming: sette i colli, sette il nome di Bond.

Così, gli zeri che precedono la firma dell'agente segreto sono altrettanti voti di disapprovazione per una città mal vissuta e mal gestita, una città sfortunata perché non ha più un presente nel quale raccontarsi e che quel presente deve andarselo a cercare offrendosi, meretrice di lusso, allo sgommare dell'Aston Martin di James Bond, ai suoi tuffi nel Tevere, a un'illuminazione che fa giorno sulle sue vie come fanno i potentissimi fari piantati sui circuiti di Formula Uno dei paesi arabi, dove non si può correre la gara di giorno per il caldo eccessivo.

E noi, qui, che ancora ci illudiamo che il calore mediterraneo di Monica Bellucci possa compiere il miracolo di dare un'anima al film che ha preso Roma, i suoi sette colli, per un circuito di Formula Uno!

Per la nostra attrice, dato il suo fascino che con gli anni va crescendo, questo sarà un film di grandi conferme, ma noi umbri non vorremmo appartenere a quel mondo freddo di un film che ignora la storia di Roma, che ci fa sentire pur sempre un po' gente di malaffare e quasi quasi ci fa rimpiangere i set umbri di Don Matteo, dove al massimo una frusciante bicicletta inforcata da un prete atletico scorrazza per i vicoli di Gubbio e di Spoleto, senza capitomboli, salti nel vuoto, rumori che sfidano la resistenza dei nostri timpani.

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