Dopo la fecondazione, una bimba nasce con una grave distrofia muscolare

PERUGIA – Il desiderio di poter avere un figlio era tanto. E dopo numerosi tentativi e anni di cure e visite specialistiche per cercare di diventare genitori, i due perugini di 40 anni lui e di 36 lei, decidono nel 2010 come ultima carta di ricorrere alla fecondazione artificiale, e si rivolgono all’Asl a Lido di Camaiore. L’ospedale dà l’ok e si fissa la data. L’ovulo attacca e il bambino a breve nascerà. Queste le parole che hanno creato un sentimento di giubilo verso la giovane coppia. Ma una volta nata la bambina, comincia la tragedia. La neonata risulta affetta da una grave malattia genetica riconducibile alla sindrome di Steinert, una distrofia muscolare dagli effetti devastanti che attacca i piedi e le mani, compromettendo quindi i movimenti, spesso con conseguenze importanti anche di carattere cardiaco. E gli effetti non sempre sono curabili. Una diagnosi quindi impietosa per la coppia che crolla nello sconforto. Ma poi si tira su le maniche e cerca di far fronte alla malattia della piccola andando ad approfondire alcuni aspetti. In prima battuta emerge che la stessa donna è portatrice sana di questa sindrome, di cui lei stessa ne soffrirebbe anche se in maniera lieve. A questo punto i due giovani decidono di andare fino in fondo. E accusano i medici di non essere stati sufficientemente scrupolosi e di non aver sottoposto la coppia agli esami e agli accertamenti che in questi casi di ricorso al Fivet, i sanitari non potevano non somministrare. Esami che oggi sono obbligatori ma che all’epoca non lo erano anche se i medici dovevano sapere che in casi di fecondazione, alcuni tipi di analisi se non sono obbligatori devono essere almeno necessari. La coppia si rivolge a degli avvocati che decidono così di fare causa all’Asl competente anche perché se si fosse scoperto che la madre fosse stata portatrice sana, magari la coppia avrebbe intrapreso altre strade.

 

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