I due forni dei 5stelle

di Pierluigi Castellani

Dopo aver reclamato in ogni occasione la necessità di un governo per il cambiamento Luigi Di Maio, capo politico del M5Stelle, non ha trovato di meglio che rispolverare l’antica teoria dei due forni di andreottiana memoria. Lega e PD per me pari sono, questo è il non originale Di Maio pensiero. Non c’è nessuna analisi politica in questa considerazione, né un raffronto tra i programmi delle due diversissime  forze politiche, né un pensiero lungo sulle necessità dell’Italia, sulla congiuntura internazionale in cui ci troviamo, né tanto meno alcuna coerenza con l’infuocata campagna elettorale. E’ palese l’unica preoccupazione di Di Maio, quella di raggiungere comunque ed in ogni caso la poltrona di Palazzo Chigi ed il governo del paese, meta a lungo promessa ai suoi elettori, che se non venisse raggiunta  rimarrebbero certamente delusi e chissà potrebbero anche voltare le spalle al sogno pentastellato. Non è così che si può fare politica, certamente non  cercando un’ indistinta alleanza dopo aver a lungo rifiutato lo stesso concetto di alleanza ed aver sempre presentato il M5Stelle come un impavido e solitario cavaliere della politica.

Del resto anche il neopresidente della camera Roberto Fico, dopo aver vituperato ogni qualunque accostamento del movimento a forze come la Lega di Salvini, a più ripresa descritta come antropologicamente diversa dai pentastellati, si è accinto senza proferire verbo e senza battere ciglio a sedersi nel più alto scranno del Parlamento con i voti proprio della Lega, perché nonostante gli impegni non tutto il centrodestra sembra essersi schierato nel voto segreto a suo favore. Così vanno le cose in quella che alcuni commentatori troppo frettolosamente hanno voluto chiamare la terza repubblica. Del resto Di Maio dopo aver categoricamente dichiarato che avrebbe fatto accordi solo con  un PD senza Renzi ha dovuto subito dopo correggersi e dire che avrebbe ricercato intese con tutto il PD fino ad affermare solennemente che oramai “la guerra è finita” cercando di archiviare, anche questo frettolosamente, la feroce campagna elettorale da lui condotta proprio contro il PD. Considerare del resto la Lega di Salvini ed il PD come forze interscambiabili sa tanto di giochetti da prima repubblica ed induce al sospetto che i 5Stelle si vogliano servire del PD solo per spaventare Salvini e convincerlo a sganciarsi da Berlusconi con il quale ,ora come ora (ma anche questo quanto durerà?), i pentastellati non vogliono avere nulla a che fare. E’ certo però che il panorama che viene fuori da queste, che secondo alcuni sarebbero solo  prime schermaglie, non è certo incoraggiante. Va pure bene chiamare  postideologica l’epoca in cui viviamo, ma questo non può significare che la politica debba essere tutta orientata da interessi e convenienze avendo come unico traguardo quello di raggiungere il potere. La politica dei due forni questo rivela: la vittoria dei due populismi, nutrita dall’assecondare ogni sorta di rivendicazione e di protesta, ha bisogno di raggiungere subito l’obbiettivo, cioè la conquista del governo del paese.

Se questo non avviene la vittoria si logora ed la protesta può indirizzarsi in altra direzione, cercare altri sbocchi, come la grande mobilità elettorale dimostra. Diversa è invece l’urgenza di dare un governo, non pur che sia, al paese. Se ci fosse questa volontà allora tutti dovrebbero riconoscersi insufficienti e di aver vantato una vittoria mutilata. Dovrebbero tutti con umiltà mettere a confronto i programmi, ricercare intese sulle questioni vitali del paese, dire con chiarezza che l’Europa e l’Euro sono una scelta irreversibile e parlare anche di chi deve sedersi a Palazzo Chigi e nei vari ministeri, senza vantare primogeniture e senza andare in giro per l’Italia a dire che il capo del governo è stato già scelto dagli elettori e che il Capo dello Stato e le altre forze parlamentari debbono solo adeguarsi.

Questo dovrebbero fare le due forze politiche uscite dalle elezioni con i maggiori consensi, questo chiede il paese a gran voce. Ma Salvini e Di Maio sapranno adeguarsi? Questo lo scopriremo nelle prossime settimane sperando comunque nella saggezza e lungimiranza del Capo dello Stato.

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