Inceneritore di Terni, arriva l’autorizzazione della Regione: funzionerà per i prossimi 10 anni. Scattano i ricorsi al Tar

TERNI – La Regione ha rilasciato l’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale per l’inceneritore di Terni Biomassa. Si apprende dalla deliberazione n. 2748 del 22 marzo 2017 e poi trasmessa a Comune e Arpa, oltre che agli organi preposti per il controllo come Usl Umbria 2, Vigili del Fuoco, Ati 4 e Servizio Gestione Rifiuti della Regione Umbria. Si rilascia il titolo autorizzato per dieci anni, ma revisioni potranno essere assunte alla luce dell’esito degli studi epidemiologici commissionati.

L’iter dunque non è stato fermato ed è arrivato a compimento dopo due anni e mezzo dalla richiesta della Tozzi Holding. “Nelle fasi di adeguamento dell’impianto all’Aia – dice il documento autorizzativo – non si devono provocare fenomeni di inquinamento tali da peggiorare l’attuale situazione ambientale, devono essere gestite in maniera opportuna, minimizzando l’impatto ambientale, le fasi di avvio e di arresto dell’impianto, le emissioni fuggitive, i malfunzionamenti e l’arresto definitivo dell’impianto. Entro sei mesi dall’emissione dell’atto autorizzato il gestore dovrà predisporre una relazione contenente la descrizione di fase critiche di gestione e le modalità di intervento previste”.

Parole di fuoco quelle che sull’argomento spende Andrea Liberati, capogruppo del M5S. “Non una parola ha speso sin dall’inizio del nostro dramma; adesso ci dona un altro inceneritore fino al 2027 almeno. Questo è il film dell’orrore che abbiamo visto girare dalla presidente della Regione, Catiuscia Marini”.  “Naturalmente – aggiunge Liberati – la presidente Marini non mette
l’impianto dentro casa sua, ma lo riserva a Terni, la città-fogna dell’Umbria, buco nero dove tutto può finire, trattata peggio di alcune realtà del Terzo Mondo. A nulla è servito occupare Palazzo Cesaroni; a nulla è servito rilevare le criticità dell’iter amministrativo, né è servito ascoltare i rilievi preoccupati di tecnici e sanitari”.

Secondo Liberati si tratta di “zero rispetto per un territorio, quello Ternano-Narnese, già compromesso a livello ambientale e sanitario. Zero rispetto dell’Assemblea legislativa che, pur svuotata di significato da tempo, è stata offensivamente scavalcata, perché si sarebbe espressa collegialmente in seduta consiliare tra sole 72 ore. Avanti, invece, con le multinazionali di rapina e morte”. Liberati rileva che “ci si è prontamente messi a tappetino verso un gruppo industriale amico di alcuni capi partito, latore di un progetto che non ha minima valenza produttiva, foriero di nuovi danni ambientali e sanitari, bruciando plastiche e altro, utile solo ad accaparrare impropriamente incentivi pubblici. A questo punto – continua – la città dovrà rispondere con forza, partecipando in massa alla manifestazione di sabato pomeriggio, 25 marzo. È altresì evidente che, da un lato, metteremo in campo manifestazioni di disobbedienza civile, mentre, dall’altro, ci si rivolgerà al giudice amministrativo per richiamare quel buon senso e ottenere quella giustizia finora negate alla città di Terni”. “Quanto alla Regione Umbria – conclude il capogruppo pentastellato – e alle altre istituzioni territoriali, è evidente che esse ormai sono totalmente screditate e delegittimate grazie anche a questo ennesimo schifo”.

L’Amministrazione comunale intanto rende noto che, pur nel rispetto del potere autorizzativo della Regione sta valutando la consistenza delle condizioni per un eventuale ricorso al giudice amministrativo. “L’esame della documentazione – dicono – è già al vaglio degli uffici legali del Comune. Resta comunque invariata la volontà di attivare tutti gli strumenti messi a disposizione dalla normativa di riferimento per far valere ragioni a salvaguardia della salute pubblica e del rispetto del territorio e per far attivare tutti i controlli necessari e la predisposizione di opere che consentano in qualunque momento analisi e campionamenti vari”. Ricorso al Tar che sarà invece presentato dal Comitato No Inceneritori.

 

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