Pari opportunità, un video per combattere la discriminazione

PERUGIA – “La violenza è anche nei luoghi di lavoro. Si chiama discriminazione”: è questo il messaggio del video realizzato per far conoscere alle donne che subiscono discriminazioni in ambito lavorativo che possono rivolgersi alla Consigliera di parità ed essere informate sui loro diritti e sulle opportunità offerte dalla normativa in vigore. Il video è stato presentato nell’ambito dell’incontro promosso dalla consigliera di parità della Regione Umbria, Monica Paparelli, su “Pari lavoro, vita alla pari” in cui si è discusso di donne e lavoro in Umbria e sul ruolo della rete delle Consigliere.

La consigliera Monica Paparelli ha ricordato come “oltre a tutelare le donne nei casi di discriminazione in ambito lavorativo, la Consigliera di Parità si impegna a coadiuvare la lotta agli stereotipi e alla violenza nei confronti delle donne, affinché vi sia la piena espressione del potenziale femminile in tutti i campi, incluso quello lavorativo. Ancora oggi l’Onu ha stimato che, nel mondo, le donne percepiscono una retribuzione inferiore del 23% rispetto ai colleghi maschi. Una disparità di genere – ha sottolineato – che non si ripercuote solo nei salari ma anche nelle carriere. Nessuna esclusa. In Italia il ‘Pay gap’ è comunque migliore che in altri paesi, tipo la Germania e Regno Unito, assestandosi sul 11,3% nel 2017. È necessario – ha detto – concentrare gli sforzi per promuovere un sistema di welfare che concili meglio famiglia e lavoro, promuova una parità salariale e un riassetto totale del sistema di lavoro ancora impostato sul modello maschile. Sicuramente ciò consentirebbe di attrarre più donne anche e soprattutto in settori di alto sviluppo, come quelli nel mondo della scienza e della ricerca”.

Elena Tiracorrendo, Consigliera supplente di parità, ha illustrato il ruolo istituzionale della Consigliera di parità nel contrastare le discriminazioni in ambito lavorativo.

“Passi avanti e passi indietro tra innovazioni legislative, arretramenti e rattoppi: come è possibile o interpretabile una così netta persistenza delle differenze di genere in presenza di politiche di pari opportunità?” Così è intervenuta Dina Musio, dell’Ispettorato interregionale del Lavoro di Roma a proposito delle misure di tutela antidiscriminatoria in favore delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri.  “Le recenti innovazioni legislative, pur nell’intenzione dichiarata di preservare le questioni di genere e prevedere strumenti per la conciliazione di tempi di vita e di lavoro, in realtà sembrano caratterizzarsi per un verso, nel dare centralità al tema delle pari opportunità e, per l’altro, nella assenza di indicazioni operative concrete che possano tradursi in una effettiva tutela antidiscriminatoria”.

“Non sarà – ha detto – che tale tutela si presenta ben vestita di formalità e poco di sostanzialità?”. Cristiano Perugini, docente dell’Università di Perugia, ha illustrato il progetto a cui sta lavorando su “discriminazione di genere e job satisfaction”. Secondo tale studio le donne che lavorano, meno degli uomini, con meno opportunità di lavoro, oltre che con opportunità di lavoro di livello più basso, e subendo ancora discriminazioni sul posto di lavoro, in genere riportano una soddisfazione lavorativa più alta o simile a quella degli uomini. Sonia Montegiove, giornalista esperta nel “Digital divide di genere” ha posto la questione di quali ripercussioni possano presentarsi nel futuro e di quanto il mancato accesso delle donne nelle professioni ICT, quelle delle tecnologie dell’informazione e comunicazione, rappresenti un “gap” importante al quale porre rimedio. Per la terza volta l’11 febbraio scorso si è celebrata la giornata internazionale contro il gender gap nelle materie Stem (Science, Technology, Education and Mathematic). Ancora oggi molte ragazze non scelgono percorsi formativi in ambito scientifico.  Le motivazioni, ha detto, sono molteplici e dipendono dalla scarsità di esperienze pratiche durante il percorso scolastico, dalla mancanza di pari opportunità in ambito lavorativo e, non per ultimo, dalla mancanza di modelli di riferimento femminili in questi settori. In base a recenti ricerche Ocse e del Centro Europeo per lo sviluppo della formazione professionale – ha detto ancora – si prevede una crescita dell’occupazione nel settore tecnologico e scientifico in Europa pari a un 8% entro il 2025.  Però ad oggi una sola laureata su 3 proviene da facoltà di informatica o ingegneria informatica. C’è quindi un preoccupante gap nelle professioni Stem, quelle che nel futuro potranno dare opportunità alle donne (anche dal punto di vista retributivo) e che al momento attuale rappresentano solo il 34% dei lavoratori.

Fra gli interventi anche quello di Monica Raichini, avvocata del lavoro, e vicepresidente di Adgi (Associazione Donne Giuriste Italiane) della Sezione di Perugia, che ha illustrato le possibili azioni riguardanti la tutela legale delle donne discriminate e i vari strumenti di tutela giudiziale e ha riportato le sue esperienze, quando in passato ha ricoperto la carica di consigliera regionale supplente, negli ambiti di intervento propri della figura della Consigliera di parità, importante ma ancora poco conosciuta.

 

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