Redditi da lavoro dipendente, è crollo: Umbria peggiore del centro Italia

 

PERUGIA – Sui redditi da lavoro dipendente, i dati del ministero delle Finanze certificano un calo di 13 miliardi in Italia, con l’Umbria peggiore del Centro Nord. I numeri sono dell’agenzia Mediacom, che certifica come l’Umbria sia stata superata anche da regioni del Mezzogiorno come Basilicata e Calabria: -5,6% di calo, quasi 3 punti in più della media nazionale (-2,8%). Scomparsi in Umbria 346 milioni l’anno di redditi dei lavoratori dipendenti. Disastro Mezzogiorno, in Calabria reddito complessivo dei dipendenti -11,7%, in Sicilia -10,2% come pure in Molise.

Sul fronte del reddito Irpef medio dei dipendenti il calo annuo è del 2,6% (-557 euro medi a dipendenti) e in molte regioni tra cui l’Umbria il calo del reddito medio è decisamente inferiore a quello complessivo (-5,6% il reddito complessivo, -3,5% quello medio), spia di una crescente fragilità e frantumazione del lavoro dipendente.

Sul fronte dei redditi complessivi lordi dichiarati da lavoro dipendente si va infatti, in un quadro negativo dove solo 3 regioni e Province autonome mostrano il segno, più, dal +5,7% reale (ossia considerando l’inflazione che nel quinquennio è stata del 7,1%) della Provincia di Bolzano e dal +1% dell’Emilia Romagna al -11,7% della Calabria al -10,2% della Sicilia, al -10,2% del Molise. Nel Centro il fanalino di coda è l’Umbria (-5,6%), che è anche ultima tra le regioni del Centro-Nord e nemmeno la prima di quelle del Mezzogiorno, visto che la Basilicata e l’Abruzzo hanno fatto meglio.

Il quadro, pur con percentuali diverse e con alcune variazioni, si ripropone per quanto riguarda i redditi medi dichiarati dai dipendenti.

È l’evidenza plastica di come la crisi e la perdita di competitività del Paese (e all’interno del Paese delle singole regioni), alla luce dell’impossibilità di svalutare e allo stesso tempo del divieto di praticare politiche di bilancio espansive anche in presenza di recessione, si sia tradotta tutta in una deflazione interna, ossia in termini dei livelli reddituali e di consumo complessivi (in questo caso dei dipendenti, ma anche – come visto in due precedenti Rapporti di Mediacom 043 – dei redditi di lavoratori autonomi e piccoli imprenditori).

Come leggere i dati – La fonte delle cifre è il ministero dell’Economia e delle Finanze e provengono dalle dichiarazioni dei redditi Irpef. Riguardano solo la parte della dichiarazioni che concerne i redditi lordi da lavoro dipendente, non comprendendo quindi altri redditi, come ad esempio quelli da fabbricato o da lavoro autonomo. In altre parole, per un dipendente che dichiara anche un reddito da lavoro autonomo si considera solo la voce relativa agli incassi come lavoratore dipendente. Così come per un pensionato che dichiara reddito da lavoro dipendente è considerata solo quest’ultimo reddito.

Per effettuare i confronti, le cifre sono state rese omogenee, quindi considerate in valore reale, depurandole dall’inflazione.

Il reddito Irpef preso in considerazione è quello lordo, ossia prima del calcolo di deduzioni e detrazione e, quindi, dell’Irpef dovuta.

 ED ECCO IL RAPPORTO

Per i lavoratori dipendenti italiani una caduta che vale 12,61 miliardi di euro l’anno di redditi Irpef

Reddito Irpef complessivo dichiarato dal lavoro dipendente (tabella 1) – Complessivamente, in termini reali (ossia al netto dell’inflazione, che nel quinquennio è stata del 7,1%) in 5 anni i redditi lordi Irpef complessivi da lavoro dipendente sono scesi da 444,07 a 431,46 miliardi di euro tra le dichiarazioni presentate al fisco nel 2011 – anno di imposta 2010 – e quelle presentate nel 2016 – anno di imposta 2015 -. Il calo è del 2,8%, che significa ben 12,61 miliardi di euro l’anno.

Reddito Irpef medio lordo dichiarato dal lavoro dipendente (tabella 2) – In termini di reddito medio lordo, che è il frutto della divisione tra reddito lordo complessivo da lavoro dipendente dichiarato e numero delle dichiarazioni, si è passati da 21mila 217 a 20mila 660 euro, con una contrazione in termini reali del 2,6% (-557 euro annui per ogni dichiarazione da lavoro dipendente).

In altre parole, quasi 13 miliardi di euro l’anno è il tributo reddituale lordo pagato dai dipendenti italiani alla crisi e alla perdita di competitività del Paese, scaricatasi tutta come deflazione interna vista l’impossibilità di svalutare la moneta e le regole Ue che impediscono una politica di bilancio espansiva anche in presenza di recessione.

 L’Umbria peggiore nel Centro-Nord per caduta del reddito complessivo lordo dei lavoratori dipendenti e superata da Basilicata e Abruzzo, ma a livello di reddito medio lordo perduto il Lazio fa peggiore

Reddito Irpef complessivo lavoro dipendente (tabella 1) – L’Umbria, come detto, in termini di redditi complessivi lordi da lavoro dipendente presenta la caduta più forte tra le regioni del Centro-Nord e fa peggio anche di regioni del Mezzogiorno come Basilicata e Abruzzo. Il calo del reddito complessivo dei dipendenti che mostra l’Umbria, sempre tra le dichiarazioni presentate nel 2011 e quelle del 2016, è del 5,6%, 2,8 punti in più rispetto alla media nazionale, che come visto segna -2,8%.

Nelle dichiarazioni presentate nel 2011, infatti, il lavoro dipendente umbro dichiarava al fisco redditi lordi per 6,23 miliardi di euro, mentre tale cifra in termini reali si riduce a 5,88 miliardi nelle dichiarazioni presentate nel 2016 Il calo è quindi di oltre 346 milioni di euro l’anno.

Reddito Irpef medio da lavoro dipendente (tabella 2) – Se si guarda al reddito lordo medio da lavoro dipendente, l’Umbria evidenzia nel quinquennio una flessione del 3,5%, rispetto al 2,6% fatto segnare dalla media nazionale. L’Umbria mostra una flessione di 699 euro lordi dichiarati annualmente i media da ciascun dipendente, passando da 20mila 049 lordi dichiarati nelle dichiarazioni 2011 a 19mila 350 euro denunciati nelle dichiarazioni 2016. La flessione dell’Umbria del reddito medio da lavoro dipendente è superiore alla media nazionale anche in valori assoluti (rispettivamente -699 e -557 euro), il che significa che il calo in valore assoluto che evidenzia l’Umbria è superiore del 25,5% rispetto alla media nazionale.

In questo caso, tuttavia, è il Lazio a fare peggio nel Centro-Nord, con un calo di ben il 6,8% nel reddito medio. Anche se, guardando al confronto con le regioni del Mezzogiorno, anche sul fronte dell’andamento del reddito medio dei dipendenti l’Abruzzo (-2%) e la Basilicata fanno meglio dell’Umbria.

Il quadro delle regioni. Solo 3 con il segno più, ma anche tra le 16 con il segno meno grande diversificazione degli andamenti

Reddito Irpef complessivo lavoro dipendente (tabella 1) – Sul fronte del reddito lordo complessivamente dichiarato dal lavoro dipendenti, tra le dichiarazioni Irpef del 2011 e quelle del 2016 solo 3 regioni e Province autonome hanno il segno più: Trentino Alto Adige (provincia di Bolzano) +5,7%, Emilia Romagna +1% e Lombardia +0,3%. Il Veneto pareggia i conti, mentre ltra i segni meno le flessioni minori le mostrano Piemonte (-1,4%), Toscana (-1,8%) e Friuli Venezia Giulia (-2%). Da evidenziare -2,6% della Basilicata, che ‘brilla’ rispetto all’andamento pessimo della gran parte delle regioni meridionali.

In coda, pesantissimi i dati di Calabria (-11,7%), la peggiore d’Italia, Sicilia (-10,2%), Molise (-10,2%), Sardegna (-8,6%)  e Campania (-6,4%). Male anche la Puglia (-6%).

Nel Centro tutte le regioni con il segno meno, ma l’andamento migliore lo mostra la Toscana (-1,8%), quindi le Marche (-4,4%), il Lazio (-5%) e infine l’Umbria (-5,6%).

Reddito Irpef medio da lavoro dipendente (tabella 2) – Per quanto riguarda il reddito medio lordo dei lavoratori dipendenti solo quattro hanno il segno più: Trentino Alto Adige (Provincia di Bolzano) +1,1%, Veneto +0,8%, Emilia Romagna +0,4% e Friuli Venezia Giulia +0,2%. Seguono Piemonte (-0,3%) e Lombardia (-0,4%).

Nel Centro il risultato migliore in questo caso è delle Marche (-1%), quindi Toscana (-3,2%), Umbria (-3,5%) e Lazio (-6,8%), che presenta un risultato particolarmente pesante che vale il quart’ultimo posto nella graduatoria nazionale.

Il responsabile del settore Datajournalism di Mediacom043, Giuseppe Castellini: “Del fatto che il reddito Irpef da lavoro dipendente abbia pagato la crisi e che questa si sia completamente in deflazione interna dei livelli di reddito e di consumo in assenza di possibilità di svalutare la moneta e di politiche espansive del bilancio pubblico si è già detto. Va notato inoltre che la differenza tra andamento del complesso del reddito Irpef dichiarato dai dipendenti e quello del reddito medio dei dipendenti stessi, cosa che vale un po’ a livello nazionale (rispettivamente -2,8% e 2,6%) e molto in varie regioni tra cui l’Umbria (5,6% il reddito complessivamente dichiarato dai dipendenti, -3,5% il reddito medio da lavoro dipendente), evidenzia come si sia aggravata la situazione della fragilità del lavoro dipendente, caratterizzato da sempre maggiore precarietà e frantumazione. I motivi sono tanti e non è questa la sede per approfondirli. Fragilità e frantumazione che sono diventati particolarmenti gravi, arrivando a toccare la stessa dignità del lavoro dipendente, in una serie di regioni che non sono al Meridione, ma anche nel Centro”.

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