DIS…CORSIVO. COMPAGNIE ILLUSTRI

NOSTRADAMUS di Maurizio Terzetti / Corot a Terni, a Trevi Leopardi, la Grande Guerra, oltre che in mostra a Perugia, ha una vetrina molto celebrata a Lugnano in Teverina, ai confini dell’Umbria. Siamo noi, visti da occhi esterni, i protagonisti di quel quadro di Corot con la Cascata delle Marmore e di quei versi di Leopardi che cantano l’aerea Trevi. Siamo noi, quei soldati mandati al fronte.

Ma come ci sentiamo, osservati da occhi tanto penetranti e mobili, pronti a spostarsi di qua e di là per l’Italia (sì, per quanto poco, anche quelli di Leopardi!) mentre noi rimaniamo qui, attaccati come ieri alla nostra provincia?
Non ci sono figure, né nel quadro di Corot che va in mostra a Terni dal prossimo 22 maggio, non ci sono figure, se non un convenzionale “viatore” nei versi dei quali si parla domani, 15 maggio, a Trevi, durante una giornata di studio dedicata al paesaggio.
Eppure i nostri antenati, quelli di non tantissime generazioni fa, sono rimasti impressi negli occhi del grande pittore francese e del grande poeta italiano, che hanno lasciato paesaggi dell’Umbria – oggi celebratissimi – tali e quali li poteva vedere un nostro trisnonno, generazione più generazione meno. Gente di cui non si saprà mai niente, oscuri umbri a contatto con l’inclemenza economico-sociale della regione ottocentesca. Gente che non compare in nessun documento, gente che nessuno ha mai pensato di ritrarre.
Questo Ottocento che in qualche modo ritorna e manda segnali – due in così pochi giorni – ci fa riflettere e ricordare che questa nostra terra sapeva suscitare, nella sua etrema povertà, immagini potenti di ricchezza urbanistica e icone incommensurabili di esplosione naturale.
Così, un tributo a tutti quegli umbri che, nei loro viaggi, tanto Corot quanto Leopardi possono avere incontrato va reso. Allora, quando guarderemo, a Terni, l’opera di Corot o ci faremo soggiogare, a Trevi, dalla descrizione di Leopardi (“brillan templi e palagi al chiaro giorno, / e sfavillan finestre intorno intorno”) non tratteniamo, se viene, una lacrima di commozione pensando all’umiltà della quotidianità umbra di qualche generazione fa che s’adombra dietro la visione del pittore e l’osservazione del poeta.
E la Grande Guerra di Lugnano in Teverina che c’entra? C’entra perché lì c’è lo spartiacque fra quella gente che, durante l’Ottocento, non è stata ritratta né cantata poeticamente e quella che, dagli stessi luoghi della campagna umbra, all’inizio del Novecento, stata mandata a morire lontano, senza poter godere, nell’ultimo momento di vita, del paesaggio rasserenante della terra natale. Nessuno di loro – né prima né dopo la Grande Guerra – ha un volto, ma le persone, la gente umbra che pure ha parlato con Corot e con Leopardi (quest’ultimo, come tutti sanno, pessimo cliente!) almeno un riflesso di loro, nel quadro e nei versi, l’hanno lasciato: una pennellata, una vocale, niente di più. La Grande Guerra, invece, rispetto alla nostra terra, ha potuto cancellare anche questo. Pensiamoci, se capitiamo a Lugnano in Teverina, felici di poter rimanere, oggi, in Umbria e riempiamoci gli occhi dei nostri paesaggi, felici di non dovercene mai separare, né in guerra né in pace.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.