Il massacro di Parigi pone il mondo di fronte ad angoscianti domande: scatenare reazioni belliche? Ma dove? E contro chi? I nemici possono essere anche al nostro fianco

Colpire con straordinaria durezza per non essere più colpiti?

Mentre la Francia continua a contare i suoi morti da terrorismo, la domanda corre in queste ore in tutto il mondo. L’istinto, certo, induce a gridare ‘’bombardiamo…

spianiamo…mitragliamo…mandiamo aerei…mettiamo anche noi in fila migliaia dei loro morti’’.

La rabbia è tanta che davvero viene voglia di urlare certi terribili messaggi. Però colpire dove? Uccidere chi? Questo terrorismo non è annidato in una precisa parte del mondo. E’ sparso, si direbbe, in ogni angolo della terra. Ormai si ripete in continuazione che perfino i nostri vicini di casa potrebbero avere una bomba o una mitragliatrice nell’armadio. Alcuni di questi insospettati ‘signori’’ sono improvvisamente spariti (destinazione Siria), altri – sostengono molti servizi segreti internazionali- ci vivono accanto manifestando un pacifismo che nasconde il bollore della interna rancorosità.

Insomma, ammesso che la nostra ‘’civiltà’’ voglia colpire la loro ‘’inciv iltà’’, non si sa, nella grande parte dei casi, quali siano i ‘’bersagli’’ da fulminare. Gli assassini parigini dello scorso gennaio (Charlie Ebdo) erano francesi, apparentemente integrati.

E allora come reagire dopo i massacri francesi della scorsa notte?

Pare evidente che le misure oggi più indispensabili sono la moltiplicazione per mille, per diecimila, per centomila, delle misure di prevenzione.

Cioè sorvegliare tutto e tutti, pre-vedere, pre-sapere. E il tutto in un continuo contatto fra Stati mondiali.

E intanto snoccioliamo con intuibile ansia il conto alla rovescia verso l’inizio del Giubileo visto che Roma, assieme ad altre grandi capitali, è stata menzionata dai falchi del terrorismo, fra i bersagli da raggiungere al più presto.

RINGHIO

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