Perugia “1916 – 2016″ – Cento anni di terremoti in Umbria: alcune testimonianze” Apertura della mostra alla Soprintendenza archivistica

PERUGIA – Archivi e biblioteche costituiscono un fondamentale tassello dell’identità e della memoria storia delle comunità. E proprio dagli archivi e dalle biblioteche dell’Umbria provengono i documenti esposti a Perugia, presso la Sede della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica (Corso Garibaldi 185), nell’ambito di una  mostra dal titolo  “1916-2016. Cento anni di terremoti in Umbria: alcune testimonianze”.

Tra i documenti esposti anche quelli provenienti dagli archivi di Norcia, feriti dal sisma del 30 ottobre 2016 e messi in salvo da una azione tanto spettacolare quanto rischiosa  dei Vigili del Fuoco coadiuvati dall’Esercito Italiano e dai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio. In particolare sono esposte fotografie e documenti inediti legati agli eventi sismici che hanno colpito la città di San Benedetto nel Novecento con particolare riferimento al sisma del 1979. La mostra è nata da una idea di Letizia Vecchi.

Attualmente gli archivi nursini si trovano presso la sezione dell’archivio di Stato di Spoleto e dopo un riordino effettuato in tempo di record  sono già consultabili da studiosi e ricercatori. Il trasferimento è  stato necessario per garantire la salvezza del materiale documentario e assicurarne la fruizione. In ogni caso, tutto tornerà nei luoghi di origine non appena verranno ripristinate le necessarie condizioni di agibilità e sicurezza.

Di tutto questo si è parlato nei giorni scorsi nell’ambito di un incontro di lavoro sul tema: “Emergenza terremoto – Archivi e Biblioteche: una ferita da rimarginare” che ha visto susseguirsi gli interventi del soprintendente Mario Squadroni; del maggiore dei Carabinieri TPC Gennaro Nasti; di Luigi Rambotti, responsabile sezione archivio di stato di Spoleto. Molto interessanti le relazioni dei funzionari della soprintendenza Fabrizia Trevisan (Gli archivi e le biblioteche nel territorio umbro-marchigiano a sei mesi dal sisma); Alessandro Bianchi (Norcia e Visso: gli archivi e le biblioteche recuperate); Giovanna Bacoccoli, Anna Angelica Fabiani (L’archivio di deposito di Norcia: un recupero tra le macerie).

Archivi e biblioteche sono beni culturali al pari delle opere d’arte ed è meritorio che si sia fatto del tutto per salvarli ed evitare la scomparsa di testimonianze del passato fondamentali per non dissolvere il contatto con la propria storia, il proprio passato, le proprie radici. Soprattutto nell’era della digitalizzazione, disinteressarsi o ignorare le carte d’archivio avrebbe significato far perdere alle comunità la loro identità e memoria. Consapevoli di ciò  i Vigili del Fuoco, i ragazzi dell’Esercito Italiano, i Carabinieri del nucleo tutela del patrimonio si sono trasformati in veri archivisti, pronti a raccogliere ogni piccolo frammento di carta portato via da una folata di vento; pronti a sopportare con pazienza il fastidio della polvere o il freddo intenso nonché la fatica fisica di spostare le macerie, di trasportare pesanti faldoni e registri.

Salvare il patrimonio archivistico è stato il primo passo per rimarginare la ferita aperta dal terremoto tra le carte d’archivio. Ma avere salvato questo patrimonio non basta. Sono già state tracciate alcune ipotesi per il presente e soprattutto per il futuro. Aver portato il materiale archivistico e bibliografico nursino presso la sezione di Archivio di Stato e la biblioteca di Spoleto  è stata una scelta giusta poiché garantisce la fruizione di questo prezioso bene culturale e studiosi e ricercatori. Contemporaneamente si stanno predisponendo anche progetti per il riordino e il restauro del materiale creando così piccole opportunità di lavoro. In ogni caso è altrettanto giusto – come ha sottolineato più volte il soprintendente Mario Squadroni – pensare ad un ritorno di tutta la documentazione nei luoghi di origine non appena le condizioni di sicurezza e di spazi idonei verranno ripristinate.

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