Umbria rossa addio

di Pierluigi Castellani

E’ indubitabile che il risultato elettorale del 26 maggio abbia completamente mutato lo scenario della politica umbra. L’Umbria ha voltato pagina ed ora il centrodestra a guida Lega supera il 50% degli elettori e quindi mette una pesante ipoteca sulla giunta regionale quando si andrà al rinnovo del consiglio regionale, oramai sciolto dopo le dimissioni della Marini, molto probabilmente nell’autunno prossimo. Quindi Salvini potrà dire di aver espugnato un baluardo del centrosinistra nell’Italia centrale come fino ad ora è stata l’Umbria. Certo i segnali premonitori c’erano tutti. Dopo la vittoria del sindaco Romizi a Perugia nel 2014 c’era stata la vittoria in regione della Marini per un soffio su Ricci candidato del centrodestra ed infine la caduta di Terni con il passaggio alla Lega. Quindi il segnale era stato già abbastanza chiaro. Poi è intervenuto il sopravvento del populismo sovranista nelle elezioni del 4 marzo dello scorso anno ed infine si è assistito al dilagare nei social e nei sondaggi del leader della Lega, che come ministro dell’Interno non ha fatto che cavalcare le paure degli italiani parlando solo di sicurezza e di migranti in questo avvantaggiato anche da un’Europa sorda ad ogni richiesta di solidarietà ed incapace di farsi carico del problema complessivo dell’immigrazione. Un problema che, avendo assunto caratteri strutturali, non può essere risolto o controllato da un singolo stato soprattutto se esposto come l’Italia, primo approdo di quanti fuggono dalle guerre e dalla povertà.

Certamente in questo risultato, con un Lega nella nostra regione al di sopra anche della media nazionale , c’è anche una peculiarità umbra. L’Umbria ha risentito più delle altre regioni dell’Italia centrale della crisi iniziata nel 2008. C’è un tessuto di piccole e medie aziende, che tranne alcune eccellenze stenta a posizionarsi su un mercato che è oramai globalizzato, ed inoltre ci sono questioni di crisi aziendali tuttora aperte, che stentano a trovare una soluzione come la exMerloni ed altre come l’Ast sempre in affanno per il proprio futuro. Tutto questo insieme alle difficoltà incontrate dal ceto medio ha alimentato incertezze e paure, che non hanno trovato nella sinistra adeguate risposte anche se la domanda di cambiamento si è poi orientata verso chi soffia e strumentalizza quelle paure senza offrire soluzioni. E’ infatti amaro constatare come a fronte di questo disagio, che meriterebbe risposte complesse  ma concrete, ci si dimentica poi facilmente del buon governo, che in termini di servizi sociali e sanitari il centrosinistra ha saputo assicurare all’Umbria. La regione, pur con ritardi e manchevolezze, è stata governata bene, è stato assicurato un alto tasso di inclusione sociale, c’è un sistema di formazione ed istruzione di tutto rispetto, che conta anche due università, e sono state affrontate con prontezza, serietà e concretezza le emergenze che hanno colpito il territorio. Basti raffrontare come è stata gestita l’emergenza del sisma del 1997 con quello che sta avvenendo ora, con un nuovo governo, per il sisma del 2016. Ma oramai è un dato scontato, che amministrare e governare bene non basta ad assicurarsi il consenso. Occorre che il centrosinistra riprenda anche ad offrire speranze , atteggiamenti e soluzioni concrete a chi si sente escluso e lontano dagli scenari della modernità. Chi è solo ed ai margini vuole essere ascoltato e desidera qualcosa di più di una buona amministrazione. Vuole che qualcuno gli scaldi il cuore prospettandogli un futuro con meno diseguaglianze ed ingiustizie sociali, perché ha bisogno di vivere anche con la speranza che i figli possano vivere meglio dei loro genitori. Saprà il centrosinistra umbro dare questa risposta ? Il tempo è poco, ma bisogna provarci.

 

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