“Il saio e la lince”, il viaggio sentimentale nelle Umbrie dei miti

di Alvaro Bucci

Il saio e la lince: con questo titolo del suo libro Mino Lorusso ha inteso puntare l’attenzione sui simboli delle due grandi rivoluzioni del secondo millennio: quella spirituale consistente nel movimento francescano e quella scientifica alimentata dalla nascita dell’Accademia dei Lincei – due rivoluzioni che in Umbria affondano le radici”. E’ quanto scrive Dario Antiseri nel suo consistente saggio introduttivo all’interessante libro di Lorusso, apprezzato giornalista Rai presso la sede regionale dell’Umbria. Un libro che, come si legge nel sottotitolo, vuole essere un “viaggio sentimentale nelle Umbrie dei miti”. Un viaggio che, intrapreso attraverso la storia e le storie, vuole anche essere “un omaggio a una Regione poliedrica ma unica nei suoi lineamenti paesaggistici, nel carattere delle sue genti e nella ricchezza di emozioni che è stata capace di suscitare in quanti l’hanno vissuta e percorsa. Vissuta e amata”.

A proposito delle due rivoluzioni, Lorusso osserva come “il movimento francescanoè artefice di una grande rivoluzione culturale che anticipa di fatto il Rinascimento”, citando al riguardo, tra gli altri,  Pietro di Giovanni Olivi, che riconosce la validità del prestito monetario ad interesse a fini produttivi, e Frate Barnaba da Terni, inventore dei Monti di pietà, il primo dei quali nasce a Perugia nel 1462. E aggiunge che “è la profonda comprensione della realtà e dei bisogni dei più deboli a favorire la nascita in Umbria dei primi istituti di credito popolare”, ossia del primo sistema bancario in chiave etica.

La “lince”riconduce alla denominazione dei  “Lincei” ed alla relativa Accademia, fondata nel 1603 dal principe umbro Federico Cesi “in compagnia del medico naturalista Giovanni Heckius (italianizzato Ecchio), del matematico Francesco Stelluti e dell’erudito ternano Anastasio de Filippis”. La denominazione “Lincei”, spiega Lorusso, era legata alla lince, alle sue particolari capacità visive, e aveva la finalità di raccogliere attorno a sé “Filosofi Accademici”, i quali attraverso “la libera attività dell’intelletto” mirano “alla conoscenza delle cose in sé per sé”, per promuovere le discipline naturali e soprattutto la matematica.

Nei sedici capitoliche compongono il libro sono tanti i riferimenti ai vari comuni e alle località dell’Umbria, di cui Lorusso richiama le storie particolari, i miti, le leggende ed i personaggi illustri che vi sono nati o soggiornato. Una serie di storie, vicende di cui si era persa memoria o portate alla luce per la prima volta. L’ultimo capitoloè dedicato al “Cuore verde d’Italia”. Il “verde”, assurto a simbolo regionale, riflette  Lorusso, “finisce per essere troppo riduttivo e banalizzante rispetto ai caratteri di un territorio ricco di elementi naturali, paesaggisti, storici e architettonici i quali,tutti insieme, costituiscono un unicumdalla forte identità”.

Nei sedici capitoliche compongono il libro sono tanti i riferimenti ai vari comuni e alle località dell’Umbria, di cui Lorusso richiama le storie particolari, i miti, le leggende ed i personaggi illustri che vi sono nati o soggiornato. Una serie di storie, vicende di cui si era persa memoria o portate alla luce per la prima volta. La Grotta Bella di Avigliano Umbro,  toponimi con “Diavolo” e “Santo”, Federico II e l’affermazione a Terni (nel 1247) dell’ipotesi di realizzazione dell’unità d’Italia, Annibale e la battaglia del Trasimeno, Jacopone da Todi,  la “scuola umbra” e i pittori umbri Pietro Perugino e il Pintorecchio che egemonizzano il mercato dell’arte, i soggiorni di Sigmund Freud ad Orvieto (meta di studiosi, ricercatori e collezionisti attratti dalla nascente etruscologia), la sosta a Perugia nel marzo 1906 del circo del mitico Buffalo Bill. sono questi alcuni esempi delle tante descrizioni che Lorusso offre nel suo libro.

L’ultimo capitoloè dedicato al “Cuore verde d’Italia”. Il “verde”, assurto a simbolo regionale, riflette Lorusso,  “finisce per essere troppo riduttivo e banalizzante rispetto ai caratteri di un territorio ricco di elementi naturali, paesaggisti, storici e architettonici i quali,tutti insieme, costituiscono un unicumdalla forte identità”. E sottolinea, tra l’altro, che per gli umbri “l’etica prevale sull’estetica; il buono spicca sul bello; il francescanesimo e il pacifismo attivo di Aldo Capitini dominano rispetto al patrimonio diffuso di bellezza di cui è ricca  la regione”.          Alvaro Bucci

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