LA SETTIMANA DEL PROFESSOR AFFABILE

di Umberto Giorgio Affabile / Così i riflettori finiscono per accendersi anche sui leader e sulle liste che fanno da corona ai due schieramenti maggiori. Questa settimana, è stata la volta dei socialisti e dei sodali di Alternativa Riformista.

I primi sono entrati in scena con qualche clamore per il contrasto che si è acceso tra Rometti e Arcudi, risoltosi col gran gesto della rinuncia a candidarsi da parte di quest'ultimo; i seguaci del dottor De Paulis, invece, sono usciti finalmente allo scoperto oltre la trincea della guerra contro la legge elettorale e hanno lasciato sul tavolo i pezzi forti del programma civico e radicale: accorpamento delle due Asl e acquisto dell'Ast da parte di una cordata italiana, ma anche legalizzazione di cannabis e prostituzione, oltre che pieno no alla trasformazione della E45 in autostrada.
È stata, insomma, la settimana della frammentazione – che affabilmente reputo estrema, non più frazionabile né atomizzabile – dello scenario politico umbro. Tutto è apparso frammentario, persino negli schieramenti maggiori: nel Pd si ricuce a fatica la ferita di Foligno mentre quella di Spoleto continua a sanguinare; sull'altro fronte, Ricci deve ricevere e metabolizzare tutte le visite (vedi Alessandra Mussolini) delle quali avrebbe, forse, fatto volentieri a meno, pur di calare l'asse di Berlusconi, che in molti si aspettano in Umbria prossimamente. E, per finirla con i frammenti, si è rivisto anche Paolo Brutti, con un solidissimo programma, basato su disoccupazione, riforma endoregionale e politiche sul territorio ma tenuto insieme non si sa da quale antica – come nel caso dei socialisti – ascendenza valoriale. Ma se sono frammenti, frammenti devono restare e nessuno meglio di Brutti esprime questo tipo di scelta politica.
Ancora non composta – ma qui la prospettiva non è certo il culto del frammento – la lista della presidente Marini, che si prende il suo tempo e non cerca scorciatoie, pur potendo disporre di nomi per chiudere velocemente la partita. Se ancora non l'ha fatto, è perché – normali inconvenienti di percorso a parte – vuole comporre una compagine ianttaccabile e culturalmente attrezzata, che superi certe scelte, a volte incomprensibilmente banali, già operate da Ricci con la sua lista del presidente.
E, insomma, finirà che dovremo concentraci, al più presto, sempre più sulla lettura delle strategie della Marini e di Ricci, perché ormai la corsa elettorale è entrata nell'ultimo giro. Intendiamoci: lo sprint è lontanissimo e la volata non è stata ancora neppure lanciata, ma tutto è pronto per assistere alle ultime centinaia di metri di corsa dei due campioni della pista. L'impressione è che, ancora, i due candidati si muovano più seguendo le sollecitazioni che vengono dai territori che lanciando messaggi legati alle proprie individualità. Insomma: le caratteristiche personali emergono poco, lo fanno di più i personaggi pubblici che i due protagonisti rappresentano. Claudio Ricci da Papiano è e rimane il sindaco di Assisi, Catiuscia Marini da Todi è e rimane il presidente uscente della Regione Umbria. La “pandina di Ricci” e l'afflato resistenziale e pasionario della Marini non bastano ancora per far uscire fuori le persone che i due candidati sono. In fin dei conti, li vediamo sempre presenziare a riunioni di coalizione o di partito, a incontri organizzati dagli apparati oppure li sentiamo raccontare qualche ultima benemerenza delle loro amministrazioni. Le differenze risaltano, ma sono ancora quelle proposte e guidate dagli Uffici stampa o dai Comitati elettorali. Dove e come salteranno fuori – se salteranno fuori – le emozioni personali e le culture profonde dei due contendenti non ci è ancora dato capire.

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