LEVANTE. Considerazioni del mattino GIOCHI OLIMPICI. ALL’ITALIANA

di Maurizio Terzetti
Intanto, da noi, in Italia, le Olimpiadi del 2024 sembrano già iniziate con una specialità nuova, che oscilla tra il gioco del nascondino e altre discipline di rimpalli e di sponde.
Campo base del gioco, naturalmente, è Roma. Una nazione, da che mondo è mondo, tende a esibire con orgoglio ai Giochi Olimpici la candidatura della propria capitale. O, come nel caso attuale, preferisce non esibirla.
Era già successo quattro anni fa, con Monti e il suo governo che decisero per il no di Roma ai Giochi del 2020 pensando che non sarebbe stato coerente “impegnare l’Italia in questa avventura” trattandosi seriamente di mettere a rischio i denari dei contribuenti.
Oggi non è il governo nazionale, ma quello della capitale, a offrire, per bocca della sindachessa Raggi, una variante di questo discorso, accentuando il tono morale dell’ennesimo spreco italiano paventabile dopo, addirittura, ancora quello di Roma 1960 e a fronte di una situazioni di priorità, nel complessivo degrado di Roma, che impone di pensare a tante criticità quotidiane più che al lampo, forse ritenuto effimero, della gloria olimpica.
Nella stretta della decisione da prendere, ecco il gioco rimbalza a Milano e rimpalla dalle parti di Firenze producendo scintille come fanno i vecchi flipper quando la biglia colpisce le postazioni sonore e luminose messe negli angoli più nascosti.
A Milano, stranamente, è stato Maroni a giocarsi la chance di proporre Milano al posto di Roma per il 2024, finendo col creare a suo danno confusioni regolamentari e ricevendo dal sindaco di Milano Sala un “torni al mittente” della proposta basato, più o meno, sulle stesse argomentazioni usate a Roma dalla Raggi.
Sul tragitto di ritorno dalla capitale morale d’Italia a quella effettiva, la palla dei giochi olimpici all’italiana s’è fermata a Firenze, dove l’ha raccolta, con argomentazioni molto dignitose e rispettose di tutto il territorio regionale, il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Eugenio Giani. Se Roma dovesse rinunciare definitvamente – avverte Giani – ecco lo scenario toscano: Firenze sarebbe solo la sede principale dei Giochi, mentre sarebbero le altre città dell’intera Toscana ad ospitare, nelle loro strutture, alcune delle specialità della manifestazione olimpica (ad esempio, per il Basket si andrebbe a Siena, Castiglion della Pescaia e Punta Ala per la Vela, il Beach Volley in Versilia).
Poiché non vengono altri segnali di candidature dal resto d’Italia, il gioco è tornato di nuovo a Roma per il match finale.
Il Governo, naturalmente, ha fra le sue prerogative la possibilità di agire d’autorità, come ha fatto Monti quattro anni fa in rapporto alla situazione economica e finanziaria dell’Italia di quel momento. Oggi, però, se vogliamo, la partita è molto più delicata di allora, diventerebbe un braccio di ferro (altra disciplina da poter rendere olimpica?) fra il Pd, tutto o in parte, e il M5S, anch’esso, però, tutto o in parte.
Poiché una prova atletica e muscolare così estrema non giova a nessuno, l’esito del match si potrebbe avere a tavolino, ma non come in una partita a scacchi, bensì seguendo le regole della più formale e giuridica composizione del dissidio.
E sia. Bisognerebbe, però – piccolo particolare! -, trovare il modo di non farci rimettere le penne allo sport nel suo complesso e nei suoi valori agonistici e moral-identitari dell’intera Nazione. Per ottenere questo risultato di non poco conto in un Paese, come l’Italia, molto legato allo sport, fosse solo quello da guardare, forse bisognerebbe rimettere la palla al centro e cercare di condividere, tra l’asettico rigorismo alla Monti e l’estremismo un po’ talebano e un po’ autenticamente popolare del M5S, la via della dignità politica di sentirsela di imbarcarsi in un’impresa tanto rischiosa per le finanze proprio per dimostrare che si può essere capaci di qualcosa di nuovo senza rimanere assurdamente ostaggi della mala pianta del passato, anche di quello recente.

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