CHI VINCERA’ LA GUERRA DELLE TASSE?

di Pierluigi Castellani

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge per la riforma fiscale, che ora approderà in parlamento. A memoria d’uomo non si ricorda un governo che non abbia promesso una riforma fiscale per semplificare ed abbassare la pressione fiscale. Anche il governo Meloni promette di portare a termine quanto  promesso in campagna elettorale ed ora ci si chiede: chi vincerà la guerra delle tasse? Per rispondere a questa domanda è utile tenere presente quanto scrive Vincenzo Visco con Giovanna Faggionato nel libro recentemente pubblicato da La Terza con l’emblematico titolo ” La guerra delle Tasse” dove si indaga  con peculiare e puntuale sagacia quanto avvenuto in Italia negli ultimi decenni, con particolare attenzione all’ultimo decennio quando ” i governi italiani…hanno ridotto a disordinate regalie tutte le decisioni sul fisco”. Vicenzo Visco, docente di Scienza delle finanze e non dimenticato Ministro delle Finanze nei governi Ciampi, Prodi e D’Alema, sostiene che è proprio sul sistema fiscale che si  creano alleanze e blocchi sociali nel paese. E’ quindi evidente che se le imposte sulle società e sul capitale diminuiscono in ” maniera rilevante rispetto a quelle pagate dai lavoratori” significa che “la tassazione sul capitale e quella sul lavoro hanno imboccato due binari diversi, perché il patto sociale e i rapporti di forza tra i due è cambiato radicalmente”.  Sono molti gli esempi che i due autori indicano nel libro ed allora proprio alla luce dell’ esperienza illustrata possiamo chiederci  chi farà vincere la proposta della Meloni in questa guerra  e quale alleanza e quale blocco sociale vuole costruire nel paese. La nuova legge delega per la riforma fiscale se non subirà corpose modifiche nel suo iter parlamentare rivela un disegno di fondo, quello di ridurre la progressività nell’Irpef per condurre i redditi della persona verso il traguardo della flat tax per tutti innalzando gradualmente la soglia di reddito per godere di una tassa proporzionale al 15%. Nel frattempo si consolida la flat tax, già in vigore, con un’ evidente disparità di trattamento tra redditi da lavoro dipendente e redditi da lavoro autonomo, privilegiando quest’ultimo. Questo produrrà un’alleanza sociale tra rendita e lavoro autonomo a a scapito di quel patto sociale tra lavoratori e produttori di stampo socialdemocratico-keynesiano, che, non dimentichiamolo, ha consentito di introdurre il welfare di stampo europeo. Nel disegno di legge del governo non vengono inoltre chiarite e affrontate altre questioni, anche di prospettiva, che primo o poi dovranno venire al pettine. Si promette una generalizzata diminuzione della pressione fiscale, la eliminazione della demonizzata Irap ed altro, ma tutto questo ha un costo e non si chiarisce come verrà ricoperto. Come verranno garantite le necessarie entrate sostitutive?  Forse si pensa di far pagare tutto ai più poveri ed al ceto medio impoverito con la riduzione dei servizi e quindi non garantendo a tutti il diritto alla salute ed allo studio? Perché minori entrate comportano  meno spesa pubblica, e questo avverrà in quali settori? La destra al governo non sembra preoccuparsi del generale impoverimento che questa riforma, se non verrà corretta, produrrà nel paese. Nella proposta infine non ci sono misure efficaci per combattere l’evasione e la elusione fiscale, che sono la vera piaga del nostro paese. Ed è ridicolo che si spacci come misura per ridurre il fenomeno dell’evasione il cosiddetto accordo preventivo tra fisco ed imprese, che anzi potrebbe essere invece il grimaldello per introdurre una sorta di legittimazione legale dell’evasione.   Giustamente Visco ricorda che durante i governi del centrosinistra degli anni novanta del secolo scorso dalla lotta all’evasione si ricavavano dei tesoretti , che poi venivano restituiti ai cittadini. Ed inoltre non viene affrontata con la dovuta attenzione la lotta all’elusione fiscale, che, nel rispetto delle leggi in vigore, a grandi società consente di ridurre le tasse con intrecci societari che permettono di trasferire gli utili a società in paesi con più bassa tassazione scaricando le negatività sulle società con sede nel nostro paese. Come è evidente la materia fiscale è complessa ed intricata e non può essere affrontata con gli slogan populisti e l’approssimazione della destra ora al governo. E così è facile rispondere alla domanda : chi vincerà la guerra delle tasse in Italia . La risposta è semplice : i soliti noti, coloro che con le loro cospicue rendite non vogliono farsi carico degli interessi generali del paese.