Amanda Knox difende ragazza che spinse fidanzato a suicidio Sul Los Angeles Times parla di "malinconico senso di déjà vu" riferendosi alla sua vicenda legata all'omicidio di Meredith Kercher a Perugia

Amanda Knox, l’americana condannata e poi assolta in Cassazione per l’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia nel 2007, torna a fra parlare di se’. Attraverso un editoriale sul Los Angeles Times, ha offerto il suo sostegno a una ragazza del Massachusetts condannata per aver incoraggiato il fidanzato a suicidarsi. La donna in questione è Michelle Carter, condannata a 15 mesi di carcere per la morte del 18enne Conrad Roy nel 2014. All’epoca la ragazza aveva 17 anni e aveva scritto decine di sms al fidanzato invitandolo a mettere in pratica il suo piano suicida.
Knox ha scritto di avvertire un “malinconico senso di déjà vu”, sottolineando che gli inquirenti hanno cercato di dipingere Carter come una ‘femme fatale': un chiaro riferimento alla sua vicenda, conclusasi con un’assoluzione in Cassazione dall’accusa di omicidio della studentessa britannica Meredith Kercher, a Perugia, dopo aver trascorso quattro anni in carcere. Knox, ammettendo che non è facile provare simpatia per Carter, ha ricordato che la stessa ragazza aveva cercato di convincere il fidanzato a cercare un aiuto per i suoi problemi psichici. E lei stessa combatteva con la depressione, la bulimia e l’anoressia. Per Knox, giudicarla responsabile di quanto avvenuto equivale a “non aver imparato nulla su come curare i disturbi che possono condurre al suicidio”.

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