Ex Novelli, il ministro Calenda: “Impegnati nella mediazione” Question time alla Camera sulla vertenza. Trattative ancora aperte

SPOLETO – Altra giornata campale per la Ex Novelli, con la vertenza all’attenzione direttamente del ministro Calenda, chiamato in Parlamento a rispondere all’interrogazione dell’onorevole umbra Adriana Galgano. “Quella del gruppo ex Novelli, ceduto forzosamente alla famiglia Greco e alla società Alimentitaliani srl, rischia di diventare l’ennesima vertenza umbra di lungo periodo. Per questo, ministro Calenda – ha detto la Galgano – le chiediamo di intervenire per arrivare ad una rapida conclusione e per fare in modo che la nuova proprietà rispetti quanto previsto dall’accordo di cessione”.

“Non vorremmo trovarci di fronte ad un altro caso ex Merloni, vertenza che dura da ben nove anni, i cui operai sono ancora in cassa integrazione e per i quali non si è riusciti, nonostante i 100 milioni impiegati, a incentivare un’occupazione stabile”.  “Noi di Civici e Innovatori – ha proseguito – vogliamo invitarla, visti gli ottimi risultati ottenuti sul fronte delle esportazioni, ad occuparsi direttamente di questa vertenza in cui sono coinvolti 500 operai, di cui 300 in Umbria, in territori fortemente penalizzati anche dal terremoto. Le chiediamo un intervento diretto perché, seguendo diverse vertenze in atto, ci rendiamo conto che troppo spesso alle risorse investite dal Governo, e quindi dai contribuenti, non corrispondono risultati in termini di occupazione e ripresa della produzione. Nel caso specifico della ex Novelli, continueremo, quindi, a seguire la vicenda e a sollecitare una conclusione rapida nel rispetto di quanto previsto dall’accordo”.

Calenda, nella sua risposta, ha ribadito che le parti sociali e i rappresentanti del gruppo IGreco non hanno ancora trovato un’intesa “in grado di dare  prospettive stabili al Gruppo. Il piano industriale presentato dalla nuova proprietà prevede, oltre a interventi di efficientamento e recupero di produttività, importanti investimenti per un totale di oltre 30 milioni di euro, destinati al rifacimento degli impianti, allo sviluppo della capacità produttiva e al recupero di attività precedentemente dismesse. La riorganizzazione proposta dall’azienda, modificata anche col contributo delle istituzioni presenti ai tavoli di trattativa, oltre che delle stesse organizzazioni sindacali, potrebbe consentire di dare prospettive economiche e occupazionali positive. Il Ministero sta proseguendo in questi giorni l’opera di mediazione tra le parti, nella ricerca di un accordo che ha l’obiettivo di favorire l’attuazione di un piano industriale che offra possibilità concrete di rilancio”.

Calenda dunque parla di aver invitato le parti a trovare un “ragionevole punto di intesa,  coerente con il piano industriale presentato dalla nuova proprietà, che consenta di tutelare al meglio l’occupazione, riorganizzare un’azienda governata da anni in modo improprio, dare il via al piano di investimenti previsto, e soprattutto sviluppare nuovi prodotti e nuovi mercati. Se si troverà rapidamente l’auspicata intesa, il Mise, insieme alle regioni e alle comunità locali interessate, non mancherà di supportare, nell’ambito delle normative nazionali e comunitarie, un importante piano industriale”. Sulla cessione Calenda è rimasto fuori: “Le conoscenze del Mise sono riferite a quanto gli organi di gestione e controllo del gruppo hanno pubblicamente evidenziato, anche nel corso degli incontri svolti. Sulla base di questa informazione e degli atti formali compiuti presso gli organi amministrativi e giudiziari competenti, il Ministero non ha elementi di contestazione dell’operato”.

Spiragli dunque, come quello che parla di un summit al Ministero dello Sviluppo Economico tra le parti, in corso nel pomeriggio.
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