mercoledì 22 novembre 2017 - aggiornato alle ore 19:11        

Giove di Valtopina, la Regione si muove sulle responsabilità progettuali Le Iene si erano occupate del caso con un'inchiesta andata da poco in onda

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PERUGIA – La Regione studia le carte e si muove sulla “responsabilità progettuale” relativamente al caso di Giove di Valtopina e della sua annosa e complessa ricostruzione. Lo ha detto l’assessore regionale Antonio Bartolini rispondendo ad una interrogazione presentata dal consigliere Marco Squarta (Fdi) che chiedeva “quali sono gli esiti dei controlli effettuai e se i cittadini di Giove di Valtopina dovranno davvero pagare le cifre richieste dalla precedente Amministrazione comunale per poter rientrare nelle proprie
abitazioni a 20 anni di distanza dal sisma che le ha distrutte”.

Nell’illustrazione dell’atto, Squarta ha fatto riferimento alla trasmissione ‘Le Iene’ e quindi ai “2,5milioni di euro che sarebbero stati richiesti dal Comune ai residenti per poter rientrare nelle abitazioni ricostruite. Non risulta confortante e non chiarisce i contorni della vicenda – ha detto Squarta – neppure la dichiarazione del nuovo sindaco, secondo cui ‘i cittadini non pagheranno cifre che non devono pagare’. Gli abitanti di Giove vivono ancora nei container dopo 20 anni dal sisma. E nel 2011, dopo il sequestro dell’intero borgo da parte della Guardia di finanza, la Giunta regionale dichiarò pubblicamente che la Regione avrebbe ‘seguito con attenzione le vicende di Giove e si sarebbe attivata per verificare se la
progettazione degli interventi di ricostruzione aveva seguito l’iter previsto dalla legge’”.

L’assessore Antonio Bartolini ha risposto spiegando che “il Comune di Valtopina ha riconsegnato quest’anno l’immobile ai nove residenti. La vicenda è legata alle ‘Unità minime di intervento’, ai consorzi di ricostruzione e al potere sostitutivo, esercitato dal Comune e finanziato con fondi di rotazione regionali. I proprietari sapevano fin dall’inizio che al termine dei lavori si sarebbero dovuti accollare le spese di ricostruzione per 1,2 milioni. A fine lavori ci si rende conto che l’intervento viene realizzato
in difformità, con tutta una serie di questioni che nascono nei confronti dei progettisti, del direttore lavori, ci sono stati problemi penali e c’è una causa civile in corso per errore progettuale. Questo ha comportato una riprogettazione dell’intervento, un adeguamento per portare l’intervento in conformità che ha comportato maggiori spese. I privati non hanno mai contestato l’accollo di 1,2milioni di euro. Resta la questione della responsabilità per l’errore progettuale. Esistono problematiche giuridiche
che non possono portare ad una automatica attribuzione di responsabilità ai proprietari. Ho chiesto un approfondimento legale agli uffici e seguirò personalmente la questione, molto complessa e problematica”.

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