Nell’ultimo semestre altre 604 imprese umbre fermano l’attività: a rischio posti di lavoro

Dopo i maxi rincari dell’energia, nel giro di un semestre altre 604 aziende umbre si sono rese “dormienti”, fermando l’attività. E’ quanto emerge dai dati di Movimprese relativi al quarta trimestre dell’anno. In una nota diffusa dalla Camera di Commercio si spiega comunque che “intanto le chiusure definitive continuano a salire e le nuove iscrizioni a scendere, ma il saldo della natimortalità resta comunque positivo a dimostrazione delle vivacità del tessuto produttivo”. Per Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, “con i dati Movimprese del quarta trimestre 2022, che permettono di fare un bilancio dell’intero anno, si delinea sempre meglio l’impatto negativo dei maxi rincari dell’energia sul tessuto produttivo italiano e umbro”. ” Il prezzo finora pagato – ha aggiunto Mencaroni – come si può vedere dai dati non è certo di poco conto, perché sono ben 604 le imprese che erano attive e che nel giro di un semestre hanno sospeso l’attività in attesa di tempi migliori. Una parte di esse, per altro, non è escluso che passi ad una chiusura definitiva. Come è da evidenziare che la corsa dei listini energetici comprime in modo importante i margini delle aziende. Ma vorrei evidenziare due fattori positivi. Il primo è che, nonostante tutto, il saldo iscrizioni-cessazioni resta positivo anche se di poco e con le nuove iscrizioni in flessione e le cessazioni definitive in aumento, a dimostrazione che in Umbria c’è voglia di fare impresa, c’è la forza di tenere duro nei momenti difficili e c’è anche la speranza che l’impatto positivo e cruciale del Pnrr apra le porte, nel breve e nel medio e nel lungo periodo, a nuove possibilità. L’altro è che i prezzi dell’energia dai picchi di agosto sono scesi di molto, anche se restano oltre il doppio di quelli 2018-2019. Ciò, soprattutto se il calo del gas dovesse proseguire e se gli incentivi delle istituzioni al tessuto produttivo saranno convinti ed efficaci, si apre alla possibilità che una parte importante delle aziende che si sono rese “dormienti” stoppando l’attività mas non cancellandosi dal registro imprese possano rientrare nel circuito economico”.