Ternana, l’appello di Simome Longarini: “State vicino alla nuova proprietà”

Qualcue giorno dopo il passaggio di proprietà il vecchio presidente, e cioè Simone Longarini, è tornato a farsi sentire tramite una lunga lettera. Diversi i temi toccati, non prima di aver salutato i suoi oramai ex tifosi: “Da qualche giorno è iniziata la nuova storia della Ternana. Invito tutti a seppellire qualunque forma di livore e ascia di guerra e a dare una mano a questa gente che fa questo per passione. Trovare oggi qualcuno che lo fa come vogliono farlo loro non è facile. Teniamoceli stretti e lo dico da ternano”.

I nuovi proprietari sono stati elogiati dall’ex amministratore unico: “Stefano Bandecchi e Stefano Ranucci sono sempre stati vicini ai loro professionisti nel corso di questa trattativa segno che hanno hanno voluto fortemente la Ternana. Anche nei momenti di impasse non si sono tirati indietro ed anzi hanno spinto per arrivare a conclusione. Bravi loro, bravi anche i miei professionisti”.

Longarini ha poi voluto spiegare com’è venuta fuori questa possibilità: “È nata in maniera semplice. Non ci sono paternità che qualcuno ha provato a prendersi. Il lavoro è iniziato a febbraio in maniera silente, poi ufficialmente da maggio con l’entrata in scena dell’avvocato Proietti. Dopo il mio comunicato ha ricevuto numerose manifestazioni d’interesse che sono state scartate subito perché non avevano i requisiti che cercavamo. Poi è arrivato Unicusano. Da subito siamo andati d’accordo perché sono persone che parlano il mio stesso linguaggio. Bandecchi si è fatto da solo come mio padre. Desiderava la B e ci è riuscito. Terni è una città che offre poche opportunità collaterali. Trovare qualcuno che fa un intervento come quello che abbiamo fatto noi e come quello che ha iniziato a fare da qualche giorni Stefano Bandecchi non facile. Chi lo fa sa che deve farlo per pura passione. In altre piazze magari ci sono interessi trasversali. A Terni no. Si viene per passione, perché ti piace il calcio. Farlo in una piazza come Terni che è sì passionale ma è anche molto complicata dal punto di vista economico visto che devi coprire tu tutto quello che non ti da lei e questo rende la cosa molto difficile. Anche per questo vi prego tutti di aiutare la nuova proprietà perché hanno le idee molto chiare”.

Immancabile un bilancio per questi 14 anni di gestione: “Sono partito con grande entusiasmo ma senza programmazione. Gli arresti domiciliari dell’ex presidente, di fatto, hanno accelerato il mio ingresso in società. Poi mi sono scontrato con le difficoltà che si hanno nel fare calcio a Terni. Per carità ho sbagliato tanto anche io, dalle scelte alle uscite e le ho pagate tutte personalmente. Quello che mi ha fatto disamorare è che a Terni si da un po’ tutto per scontato. Quando ho fatto l’uscita a maggio molti hanno capito cosa può succedere quando si fa disamorare un imprenditore. Per fare calcio a Terni ci vogliono tanti soldi perché costa e tempo perché bisogna starci. C’è poi bisogno di un programma a lungo termine e non a breve. Della mia gestione il momento più bello è stato la salvezza di quest’anno perché abbiamo fatto un miracolo nonostante la difficoltà di classifica, ambientale e nonostante fossimo in pochi, ad un certo punto, a remare per il bene della Ternana. Combattere contro i nemici ci sta ma se bisogna guardarsi anche dagli amici allora diventa tutto più difficile. Il momento più brutto è stato il periodo in cui mi sono sentito solo. Ci sta perdere le partite, ci sta commettere degli errori ma non ci sta di combattere contro chi si trova nelle mura domestiche. Si deve contestare me, non sperare che la Ternana perda per mandarmi via”.

Spazio poi a delle ammissioni importanti: “Non l’ho mai nascosto. Errori i miei dati dall’inesperienza e dalla fretta con cui si sono prese delle decisioni. Errori figli da un contesto molto difficile. Però l’importante è che oggi sono riuscito a consegnare una realtà solida, che non ha scheletri nell’armadio in serie B”.

Infine, il rampollo di casa Longarini spiega perchè è stato indotto a mollare: “Non ho i soldi per continuare da solo. Ho fatto l’amministratore unico che aveva due soci ai quali dovevo far riferimento nelle assemblee e nelle sedi deputate. Ad un certo momento non c’erano più le condizioni per andare avanti. Mi sono fermato, non ho voluto fare grandi buchi come qualche collega. Se non avessi trovato nessuno come la famiglia Bandecchi avrei lasciato una società che non faceva male alla comunità”.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>