La responsabilità del Pd

Di Pierluigi Castellani

Sono sempre di più i commentatori ed opinionisti politici che affollando i talk show televisivi e riempiendo le colonne dei maggiori quotidiani nazionali  si affannano ad offrire consigli al PD su come deve comportarsi in questi lunghi giorni di affannosa ricerca di un nuovo governo per il paese. I più sono coloro che chiedono al Pd di acconciarsi a consentire la nascita, magari con l’appoggio esterno, di un governo 5Stelle. Questa insistenza denota soprattutto la paura del configurarsi di un governo Salvini-Di Maio, che non sarebbe apprezzato dall’Europa e che lascerebbe molti margini di incertezza sulla collocazione internazionale dell’Italia divisa tra il putinismo di Salvini ed il neoatlantismo di Di  Maio solo da poco convertitosi a sposare la Nato, prima non certo amata dal movimentismo pentastellato.

Ed inoltre quale sarebbe il rapporto di un governo Lega-5Stelle con l’Europa ? Salvini è decisamente euroscettico e di Di Maio non era quello che sosteneva la necessità di un referendum sulla permanenza del nostro paese nell’euro? Ma si sa la coerenza non è un valore da riaffermare nel momento in cui ci si appresta a conquistare la poltrona di Palazzo Chigi. In ogni caso a fronte di questo affollamento di consigli al Pd, dati e non richiesti, sorge inevitabile una domanda da porre a quanti temono il formarsi di un governo Lega-5Stelle, ma voi il 4 marzo a chi avete dato il vostro voto? Infatti era ben chiaro anche prima di quella data quale sarebbe stato il pericolo per l’Italia se avessero vinto, come poi è avvenuto, i populismi, che hanno affollato la campagna elettorale di promesse le più contraddittorie e velleitarie.  Ora tuttavia siamo di fronte alla reale difficoltà della formazione di un governo tra centrodestra e 5Stelle per il veto assoluto posto da Di Maio a Berlusconi ed alla titubanza di Salvini nei confronti di una rottura del patto che lo lega a Berlusconi ed a Fratelli d’Italia e si chiede così al partito, che ha senza dubbio perso le elezioni, di salvare la situazione e consentire comunque al paese di avere un governo per non essere ricondotto subito ad elezioni con un esito prevedibile di sostanziale conferma dell’attuale situazione. E’ evidente che il Pd non potrà tirarsi indietro di fronte al un appello alla responsabilità lanciato a tutte le forze politiche dal Capo dello Stato, ma c’è da chiedersi quale davvero debba essere il compito del Pd in un momento di grande incertezza anche per sottrarsi ad un destino di estinzione come frettolosamente prefigura Luca Ricolfi sul Messaggero del 21 aprile scorso. C’è indubbiamente una responsabilità del Pd di fronte al paese, ma c’è da chiedersi se questa responsabilità non debba essere spesa da questo partito nel dovere di preservare in Italia, ed anche in Europa, la strada di un moderno riformismo, che sappia esprimere, senza ambiguità e pressapochismo, una cultura di governo che affronti i nodi del lavoro, della globalizzazione, del rilancio dell’orizzonte europeo e della lotta alle disuguaglianze ed alla povertà senza un deprimente assistenzialismo e senza cedere alle lusinghe di una possibile decrescita felice o di un futuro senza lavoro, come ogni tanto si riaffaccia nella predicazione di Beppe Grillo, che è pur sempre il garante del M5Stelle.

Insomma se dopo la sbornia di populismo, di reddito di cittadinanza, di via tutti gli immigrati e di flat tax l’Italia avesse il bisogno di riscoprire la serietà , la competenza di una vera cultura di governo dovrebbe trovare pronta una forza riformista e progressista come il Pd per assumere quelle responsabilità a cui il paese volesse richiamarla. Per questo il Pd non può svendere la propria storia, deve certamente superare gli errori fatti, ma non può prestarsi ad operazioni che lo portino a sostenere opinioni e programmi altrui, che non può condividere. Se sparissero il Pd e le altre forze di sinistra riformista presenti in Europa, chi riprenderebbe la bandiera del sogno europeo, che non può essere sbrigativamente liquidato da quel sovranismo nazionalista, che sta già rendendo difficile la convivenza europea dei 27 paesi rimasti ed in un quadro internazionale in cui sta venendo meno la presenza dell’America di Trump, sempre più ripiegata sullo slogan “america first”, quando invece sta avanzando il protagonismo di paesi come la Cina e la Russia di Putin. Insomma forse c’è una responsabilità del Pd che va ben oltre quella di consentire la  formazione di un governo purchessia. E risiede nel dovere di preservare un’alternativa credibile alle incertezze ed alle difficoltà che il paese sta in questo momento vivendo.

 

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