Ritorno al passato

di Pierluigi Castellani

E’ sempre più evidente come nella prassi del cosiddetto governo del cambiamento la vera novità sia un ritorno al passato sia nelle modalità  che nei contenuti. Insomma non c’è niente di nuovo sotto il sole, ma un ritorno al passato, che rischia di porre l’Italia in difficoltà nei rapporti con l’Europa e con gli altri partner internazionali. Non c’è stata solo la puntigliosa spartizione dei posti di potere negli enti pubblici con un metodo alla Cencelli, tanto che ancora la Lega rivendica la presidenza della Rai per Marcello Foa nonostante la bocciatura avvenuta in commissione parlamentare di vigilanza, ma ora che ci si approssima alla legge di stabilità -la nuova definizione della vecchia finanziaria- si sta verificando tra i due partner di governo un vero e proprio tiro alla fune sui provvedimenti da finanziare al fine di intestare a ciascuno delle due forze di maggioranza il 50% della fetta da spartire mettendo in difficoltà il ministro dell’economia Tria. E tutto questo senza alcun riguardo ai veri interessi dell’Italia, ma solo per poter far dire a Salvini di aver iniziato a smontare la legge Fornero e ad attuare la flat tax ed a Di Maio, sempre più in difficoltà all’interno del Movimento 5Stelle, di aver mantenuto la promessa elettorale del reddito di cittadinanza.

Nell’economia il governo giallo-verde si riscopre statalista. Infatti vuole mantenere la maggioranza pubblica in Alitalia, nonostante questa compagnia sia già costata tantissimo alle tasche degli italiani, e dichiara di voler rinazionalizzare le autostrade dichiarando inoltre di voler dare un ruolo preminente nell’economia alla Cassa Depositi e Prestiti, che dal suo ruolo di difesa dei risparmi degli italiani dovrebbe diventare strumento di intervento della mano pubblica in aziende in difficoltà e per sostenere interventi pubblici nei vari settori dell’economia. Forse ci si ricorderà , per chi avrà ancora memoria, del ruolo che aveva il vecchio IRI e tutto l’antico sistema delle partecipazioni statali quando lo Stato non costruiva soltanto navi ( Fincantieri) ma sfornava anche  panettoni (Motta). Se questo non è un ritorno al passato, che cosa è ? Forse un tentativo anche troppo scontato, ma grossolano ed elementare, di cercare di mantenere fede alle promesse elettorali senza memoria delle ragioni per le quali il paese ha abbandonato il vecchio sistema delle partecipazioni statali in settori non strategici per l’Italia ed  anche della necessità di fare cassa ai fini della riduzione del debito pubblico così pesante ancora per il nostro paese. Ma questo ritorno al passato nasconde anche un tentativo di allargare l’area di controllo dell’economia da parte della nuova maggioranza, che si è dimostrata molto interessata alla ripartizione tra le due forze di governo dei posti di potere. Più presenza dello Stato in economia significa anche più consigli di amministrazione e quindi maggiori possibilità di aggiudicarsi posti per i nuovi e vecchi amici della nuova maggioranza. Ma tornare alla prima o alla seconda repubblica , senza riprodurre l’equilibrio istituzionale che sapevano assicurare gli allora grandi partiti di massa, può comportare di riprodurre soltanto i vizi del clientelismo con quello che ne è seguito nella stagione della tangentopoli. E già qualcosa si avverte. La consueta polemica di Matteo Salvini nei confronti dei giudici non ricorda quanto già vissuto ai tempi di Silvio Berlusconi e l’insofferenza, ad ogni piè sospinto dimostrata, da Luigi Di Maio nei confronti della stampa fino a minacciare gli editori, che secondo il leader pentastellato non sarebbero “puri”, non ricorda vicissitudini e polemiche del passato? Ma questo ritorno al passato sembra connotarsi come  un ritorno al peggio del passato, tanto è vero che anche in politica estera con questo nuovo governo stanno venendo meno quei sicuri capisaldi a cui si è sempre ancorata la politica estera del nostro paese e cioè il rapporto stretto con l’Europa e con l’Alleanza Atlantica. Con l’Europa non è bene dato sapere che cosa il governo vuole fare. Continua la polemica dei suoi rappresentanti con questa o quella istituzione europea fino alla polemica di Di Maio con il parlamento europeo, che in quanto eletto direttamente dai cittadini non può certo  essere aprostofato come un euroburocrate qualsiasi, mentre Salvini non fa, che intrecciare alleanze con i leader e governi più euroscettici e contrari alla ricollocazione dei migranti, non facendo  in questo modo gli interessi dell’Italia. Per la Nato non è dato sapere quale sia il futuro dell’Italia all’interno di questa istituzione, che, non dimentichiamo, ha garantito per tanti anni la sicurezza del nostro paese, stante la vicinanza sia della Lega che dei 5Stelle con la Russia di Putin ed in questo certamente complici delle incertezze, che in politica estera sta disseminando la presidenza americana di Donald Trump. Ci troviamo quindi non già con un cambiamento rivolto al futuro, ma tutto rivolto all’indietro nel timore che si debbano rivivere proprio gli errori e non le virtù del passato.

 

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