I PARTITI ALLA PROVA DEL VOTO

di Pierluigi Castellani

L’improvvisa accelerazione impressa dalla crisi di governo costringe i partiti a preparare alleanze e candidature entro il prossimo 22 agosto. Per cui quest’anno niente vacanze per i leader e per gli aspiranti ad un seggio alla Camera ed al Senato, perché è proprio nel mese di agosto che si decideranno le future alleanze ed i candidati. Non è un’ operazione proprio facile per la politica italiana dove la frammentazione politica ha raggiunto livelli inconsueti. Il centrodestra, dato vincente nei sondaggi, sembra essere già avanti nella definizione  del perimetro delle alleanze anche se restano visioni divergenti sulla ripartizione dei seggi e sulla premiership, mentre nel centrosinistra è ancora tutto da costruire dopo l’affossamento del campo largo con l’improvvisa defezione dei 5Stelle dal governo Draghi. A voler essere impietosi si potrebbe dire che il campo del centrosinistra somiglia al campo di Agramante per la persistenza di piccole formazioni politiche, spesso litigiose tra loro, e con tanti leader o aspiranti tali. Del resto la presenza di partiti personali formatisi attorno a forti personalità non aiuta: tutti aspirano ad un ruolo preminente nella eventuale alleanza e poi c’è il problema, non semplice, di far convivere diverse identità e programmi non sempre facilmente sovrapponibili. Avrebbe aiutato una legge elettorale proporzionale ma lo scioglimento delle camere non ha lasciato spazio a tentativi di correggere in senso proporzionale l’attuale legge vigente , il cosiddetto rosatelleum. E’ quindi nei collegi maggioritari che si giocherà la partita delle prossime lezioni, soprattutto al Senato dove il tentativo di non far vincere il centrodestra potrebbe avere qualche chance di riuscita. Ma l’incertezza è soprattutto nel PD dove ancora non è emersa una chiara impostazione sull’alleanza che dovrebbe sostituire il naufragato campo largo. Enrico Letta si trova con un partito ove la maggioranza è decisamente contraria a riaprire la possibilità di un’ intesa con i grillini di Giuseppe Conte, ma una parte, quella più a sinistra,  teme che Conte possa aprirsi uno spazio a sinistra agitando l’agenda sociale. C’è in questo il riaffiorare, come riflesso condizionato, della vecchia impostazione del PCI, che non voleva “nessun nemico a sinistra”, anche se questa bandiera potrebbe essere ripresa da LEU e da altri compagni di strada. Insomma nonostante l’afa Letta avrà molto da fare se vuole veramente percorrere, senza troppi pericoli, quel mare aperto che si trova di fronte dopo l’affossamento dell’alleanza con i 5Sstelle. Ma neppure nel centrodestra le cose sono semplici. Nonostante le reiterate dichiarazioni di compattezza la competizione per la leadership, che vede un Berlusconi molto timoroso di doversi presentare al PPE con una leader di estrema destra come la Meloni, la cui collocazione in Europa rimane sempre ambigua, rischia di creare problemi anche sulla proposta programmatica. Infatti sta qui il problema. Perché ancora ci si preoccupa degli schieramenti e non delle proposte programmatiche da presentare agli elettori, soprattutto di proposte concretamente realizzabili e non fantasiose come qualcuno ha già fatto? E’ alla prova della capacità di governo che i cittadini attendono le forze politiche.