Imprese in Umbria, trimestre nero: produzione in calo del 2,4% Unioncamere: "Segnali di incertezza e in un contesto fragile". Bene solo industrie alimentari e aziende con oltre 50 addetti

Trimestre nero per le imprese umbre, con un calo del 2,4% della produzione rispetto al periodo precedente, in un quadro generale segnato da incertezza e fragilità: ecco il senso di quanto emerso dall’indagine congiunturale di Unioncamere Umbria che promuove soltanto le industrie alimentari e le aziende con oltre 50 addetti.
“Rimbalzo al negativo della congiuntura relativa ai tre mesi estivi, che interrompe il buon andamento degli indicatori registrato tra l’aprile e il giugno scorso. Segnali di incertezza e di cautela nel futuro continuano a caratterizzare il contesto economico generale ancora troppo fragile, anche se – ci tiene a precisare il presidente di Unioncamere Umbria Giorgio Mencaroni – dati incoraggianti emergono dal confronto con lo stesso periodo dello scorso anno, con variazioni positive in tutti i settori”.

Ecco una sintesi dei risultati dell’indagine congiunturale, relativa al terzo trimestre 2016 realizzata da Unioncamere Umbria (inserita nel Sistema statistico nazionale – Sistan) su un campione di 280 imprese del settore manifatturiero e 136 del settore commercio.

Manifatturiero

La produzione segna un -2,4% rispetto al II trimestre 2016 (valori positivi per le sole industrie alimentari +0,6%). Meglio invece il confronto con il III trimestre 2015 con un +0,3%, attenuato dal rallentamento delle industrie elettriche ed elettroniche (-5%), industrie tessili (-0,6%) e altre industrie (-3,6%). A livello di classi dimensionali delle imprese si assiste ad una flessione complessiva sia nel confronto con il trimestre precedente che con lo stesso trimestre 2015. Solo le industrie con oltre i 50 addetti, nel confronto tendenziale, lanciano un segnale rassicurante con un +1,5%.
Il fatturato, così come visto per la produzione, è positivo nel confronto con il III trimestre 2015 (+1%) mentre torna negativo (-0,4%) confrontato con il trimestre aprile/giugno 2016. Rispetto al trimestre precedente bene solo le industrie alimentari (+3%) e le industrie dei metalli (+2%). A confronto con il III trimestre 2015 soffrono le stesse imprese che hanno accusato un calo della produzione e quindi le industrie elettriche (-4,3%) e le altre industrie (-1,7%) .
Il fatturato interno segna un -0,1% sul II trimestre 2016 e un +1,2% sul III trimestre 2015, mentre il fatturato estero si ridimensiona rispetto al trimestre precedente -2,4% e marca una leggera crescita (+0,2%) nel confronto con il III trimestre 2015.
Gli ordini in totale perdono l’1,7% rispetto al II trimestre 2016 e segnano +1,3% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Le altre industrie e le Industrie elettriche sono le uniche a registrare dati negativi nel confronto con l’anno precedente, mentre a livello congiunturale incrementano gli ordinativi esclusivamnte le Industrie alimentari e le Industrie meccaniche.
Gli ordinativi interni seguono lo stesso andamento, -2% sul trimestre precedente e +1,1% sul III trimestre 2015, mentre gli ordinativi esteri segnano valori positivi sia a livello congiunturale che tendenziale (0,3% e 1,8%).
Passo indietro dell’occupazione (-0,6% nel confronto con il II trimestre 2016 e -0,4% in quello con il III trimestre 2016). A livello congiunturale positivi solo i valori delle Industrie alimentari e delle Altre industrie, mentre perdono tutte le classi dimensionali: -0,7 le imprese con 0-9 addetti, -0,1% di quelle tra i 10 e i 49 addetti, -0,9 di quelle oltre i 50 addetti (le piccolissime segnano un -0,7%). A livello tendenziale il calo complessivo dell’Occupazione è affievolito dagli aumenti delle Industrie del legno (+3,6%), delle Industrie chimiche (+5%), delle Industrie meccaniche (1,4%) e delle Altre industrie (+0,4%). Valore positivo anche per le micro imprese che nel confronto con il terzo trimestre 2015 segnano un +0,3%.

Commercio

Vendite
Pressoché invariate le vendite (-0,01%) rispetto al trimestre scorso. Negativi i valori del Commercio a dettaglio di prodotti alimentari e dei prodotti non alimentari, anche se con valori ben diversi (-5,6% il primo e -0,5% il secondo). A livello dimensionale invece perdono solo le micro imprese (-0,9%), mentre quelle da 10 a 49 addetti segnano una variazione di +4,7% e quelle grandi (oltre i 50) del +5,2%.
Anche a livello tendenziale, quindi rispetto al III trimestre del 2015, calano le vendite (-0,7%), stesso andamento per tutti i settori di attività: commercio al dettaglio di prodotti alimentari (-1,6%), quello dei prodotti non alimentari (-0,5%) e gli ipermercati ( -1,3%). Meglio invece le classi dimensionali da 10 a 49 addetti (+3,1%) e quelle con 50 e più (+ 0,5%).
Prezzo delle vendite
In aumento il prezzo delle vendite che rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente segnano un +1,4% (ben superiore al +0,3% segnalato nello scorso secondo trimestre). Dato in crescita ad esclusione del Commercio al dettaglio di prodotti alimentari che invece registra un -0,4% e per le medie imprese da 10 a 49 addetti con -0,6%.
Ordinativi
Risultati negativi, nel complesso, per gli ordinativi: -1,1% rispetto al secondo trimestre 2016 (bene però gli ipermercati con +3,5% e le imprese dai 50 e più addetti con +4,3%) e -0,3% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Minori ordinativi in tutti i settori, mentre rispetto alle classi dimensionali in controtendenza le imprese con oltre 50 addetti che segnano un +0,7% (quelle medie segnalano una variazione pari a zero).

Occupazione

Rispetto al trimestre precedente l’occupazione cresce dell’1% (0,98 per l’esattezza): positivi i valori di tutti i settori (+1,4% del Commercio al dettaglio alimentare, +1,1 del Commercio dettaglio non alimentare e +0,5% per gli Ipermercati) e di tutte le classi dimensionali (+1,2% imprese da 0 a 9 addetti, +0,15% imprese da 10 a 49, +0,5% imprese con oltre i 50 addetti).
Positivo anche il confronto con il III trimestre 2015 con un complessivo +0,3%, anche se risultano in calo, con valori prossimi allo zero, il settore del Commercio al dettaglio non alimentare (-0,1), le imprese da 0 a 9 addetti (-0,1%) e quelle con 50 e oltre( -0,03%).
Previsioni per il IV trimestre 2016
Confermata la cautela degli imprenditori sulle previsioni relative al prossimo trimestre.
Per il fatturato prevale la stabilità per il 49,4% degli intervistati, mentre per il 30,7% ci sarà una diminuzione e solo uno scarso 20% (19,9) prevede aumenti.
Ben l’84,9% indica stabilità nei prezzi di vendita (in linea con il +1,4% di crescita segnalato rispetto al trimestre precedente che di conseguenza non fa prevedere ulteriori aumenti per il trimestre prossimo).
Alta è anche la percentuale di imprenditori che prevede stabilità nell’occupazione, dopo i segnali positivi anche se pallidi di questo trimestre, ben il 87,5%, con i restanti 7,2% che prevedono diminuzione e il 5,3% l’aumento.
Il 46% degli intervistati prevede stabilità dei prezzi, e il 35,5% diminuzione.
Per gli ordini ci si aspetta nel prossimo trimestre stabilità nel 55% degli intervistati, mentre il 28% prevede diminuzione.

Cruscotto degli indicatori statistici al III trimestre 2016

Il sistema imprenditoriale
Nel terzo trimestre del 2016 il sistema imprenditoriale umbro vede prevalere il numero delle iscrizioni delle imprese (965) su quello delle cessazioni non d’ufficio (762). Il flusso delle iscrizioni accusa una lieve contrazione rispetto all’anno precedente (-0,3%), valore negativo ma comunque migliore di quello registrato a livello nazionale (-6,5%). A questa indicazione si aggiunge una diminuzione delle cessazioni (-0,3%) manifestatasi però con un’intensità inferiore rispetto alla media italiana (-1,8%).
Tra le varie attività economiche in relazione allo stesso trimestre dell’anno precedente il settore commerciale è quello che fa registrare la maggiore movimentazione anagrafica sia in termini di iscrizioni (213) che di cessazioni (224), mentre percentualmente le riduzioni più pesanti delle iscrizioni hanno colpito il settore del turismo (-25,8%) e quello del commercio (-21,4%). Rilevante il +46,8% delle costruzioni e il 31,8% dell’agricoltura.
Quanto alle cessazioni vanno segnalati il dati positivi relativi alle riduzioni nel turismo (-22,2%), nelle costruzioni (-13,4%) e nel commercio (-3%).
Osservando la forma giuridica delle iscrizioni si registra, rispetto al corrispondente periodo del 2015, un arretramento delle società di capitale (-7,8%) mentre crescono i valori delle società di persone +3,8% e le imprese individuali +2,7%. A livello nazionale, invece, calano le iscrizioni in tutte le forme giuridiche, il dato “più positivo” è il -2,1% delle società di capitale.
In merito alla tipologia delle imprese iscrittesi nel terzo trimestre del 2016 più di un quarto si concentrano in aziende di tipo “giovanile”( 278 iscrizioni e 28,8% del totale), poco meno di un terzo sono quelle di tipo “femminile” (297 e 30,8%) e per il 16,8% in quelle “straniere” (163 iscrizioni). Di tutte e tre le suddette tipologie di imprese solo le imprese straniere registrano un +2,5% rispetto al numero di iscrizioni del III trimestre 2015, mentre calano sia le femminili (-1%) che le giovanili (-3,5%). A livello nazionale sono negative le variazione di tutte e tre le tipologie, le straniere arrivano a -17,8%.
Calano i fallimenti -8,3% ( a livello nazionale la diminuzione è pressoché identica) mente aumentano i concordati che al contrario diminuiscono a livello nazionale.
A livello settoriale i fallimenti aumentano nei servizi alle imprese (+200% e 6 fallimenti), nel manifatturiero (+57,1 e 11 fallimenti), e nel commercio (20% e 12 fallimenti). A livello nazionale sono in calo in tutti settori eccezion fatta per le assicurazioni e credito (+21,4%) e servizi alle imprese (+2,1%).
Scioglimenti e liquidazioni segnano un +0,9% rispetto al terzo trimestre 2015 e a livello nazionale aumentano del 9,1%.
Le aperture delle unità locali in Umbria, rispetto al III trimestre 2015 diminuiscono di un -8,4% mentre le chiusure aumentano, anche se al di sotto dell’1% (+0,6%), ciò nonostante il saldo aperture/chiusure è positivo di 75 unità (aperture 395, chiusure 320): lo scorso anno era stato di 113 unità. A livello nazionale le aperture perdono solo lo 0,1% e le cessazioni calano del -3,6% (valori uguali per le aperture e migliori per le chiusure rispetto a quanto registrato nel III trimestre 2015).
L’occupazione, calcolata sulla base dei dati forniti dall’Inps su un insieme significativo di imprese (poco più di 53 mila) compresenti e riferiti al trimestre precedente a quello in esame, registra un complessivo +1,6%, dato rassicurante ma inferiore al dato nazionale che è del +2,6%.
La variazione positiva non caratterizza però tuti i settori, segnano un identico segno meno (-1,3%) i settori di costruzioni e assicurazioni e credito. A livello nazionale variazioni positive per tutti i settori.
A livello dimensionale in Umbria segno negativo solo per le micro imprese sotto i 9 addetti che perdono il -1,4% mentre è in aumento l’occupazione in tutte le altre classi dimensionali, in particolar modo si sottolinea il+5,7% delle imprese da 10 a 49 addetti.
Dati economici 2016
Dall’analisi dei dati economici, si deduce che il valore della produzione delle imprese compresenti degli ultimi tre anni (5.110), con un valore oltre i 100.000 euro, è pari a circa 18 miliardi di euro.
Questo campione rappresenta il 52% delle imprese umbre tenute al deposito del bilancio (9.711 nel 2015).
Il 39,2% del valore della produzione viene creato dal settore delle manifatture, segue il commercio con il 38,8%. Da evidenziare come le imprese umbre di dimensioni “micro”, che ammontano al 77,2% del totale, creano solo il 13,1% del valore di produzione mentre le “grandi” imprese, che rappresentano l’1,1% del totale delle imprese il 42,8%.
L’analisi degli indici di bilancio delle società in utile mette in evidenzia come il comparto del commercio sia il settore di punta, realizzando un ROI di 7,0%.
Il valore del ROI del totale imprese è 5,3, con i valori più bassi registrati da assicurazione e credito (1,4) e agricoltura(2,9).

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