Prisciano: inquinamento e coltivazioni bloccate. La protesta dei residenti Liberati (M5S): “È venuto il momento di restituire diritto e giustizia a Terni, grande malata"

PRISCIANO – Non si può più coltivare il proprio orto e allevare gli animali a Prisciano, zona di Terni a ridosso delle acciaierie che da anni è interessata dal così detto “fenomeno delle polveri”. L’ordinanza emanata dal Sindaco di Terni il 9 Maggio, parla chiaro: “A Prisciano non si può più coltivare perchè l’intera area è inquinata”.

“Sono infatti emerse – ha dichiarato l’assessore all’ambiente Emilio Giacchetti – alcune criticità durante il piano di monitoraggio delle matrici alimentari, portato avanti dalla Regione Umbria.”

Stop quindi a tutte le coltivazioni, con una netta presa di posizione anche del Movimento Cinque Stelle. I grillini denunciano da tempo la situazione critica della zona, con i residenti sul piede di guerra.

“È venuto il momento – scrive in un nota il leader regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati – di restituire diritto e giustizia a Terni, grande malata, città senza bussola, comunità offesa e dimenticata, dopo i decenni della vulgata dell’eccellenza dietro cui si sono non di rado annidate ben altre storie e interessi, nel silenzio omertoso di non pochi protagonisti di allora e di oggi. In trepidante attesa che certi episodi vengano finalmente a galla, occorre definitivamente allontanare l’idea secondo cui qualsiasi rilevante organizzazione possa farsi Stato nello Stato.

Occorre evitare che, in questa ottica, si svendano illimitatamente ambiente e salute. Trovo pertanto sconcertante – rilancia Liberati – che, dopo aver tardivamente vietato coltivazioni e allevamenti in un brano della città, il problema non è certo confinato a Prisciano, non si proferisca poi verbo sul soggetto inquinatore, né tantomeno lo si sanzioni adeguatamente”.

“E’ masochistico – continua Liberati –  ancora nel 2016, difendere il profitto di una multinazionale straniera, e che per alcuni significhi travolgere non solo le regole del consorzio civile, ma la stessa salute nostra. Equivale a tradire la vita.  A questo punto è bene che ognuno prenda coscienza che tali ‘danni collaterali’ (ammorbamento dell’aria, dell’acqua, dei suoli; contaminazione dei prodotti alimentari; malattie) non soltanto non sono più tollerati, non soltanto comportano l’obbligata apertura di indagini penali, ma hanno anche un costo socio-economico assai pesante, che va riconosciuto e liquidato integralmente”.

A Umbria Domani scrive Aurora Francia, la portavoce di circa 50 abitanti di Prisciano, e racconta che: “Sulle piante abbiamo trovato polvere bianca. Tempo fa avevamo acquistato dei nuovi cancelli e dopo pochi giorni abbiamo trovato tutta polvere. La polvera diventa appiccicosa e se sei all’aperto, te la trovi anche addosso. Dopo che abbiamo fatto causa alle Acciaierie questo problema è stato risolto.”

I residenti si erano allarmati nel 2013 per i valori di metalli pesanti (soprattutto Nichel) registrati nell’area. Valori che hanno chiamato in causa anche Italia nostra e WWF.

La portavoce chiede chiarezza e soprattuto ci dice che: “A Santa Maria Maddalena, altra zona a ridosso delle Acciaierie, si continuano a coltivare e commerciare ortaggi. Stesso discorso per Vallestretta.” La signora si chiede come sia possibile che “l’ordinanza è stata emessa per la zona di Prisciano e non per la altre due zone limitrofe, a due passi dalle Acciaierie”. In ballo ci sono la salute dei residenti ma anche dei bambini, che ogni giorno giocano su quei parchi probabilmente inquinati.

Arpa, Comune ed Asl si erano già espressi in merito. I dati relativi al monitoraggio delle sostanze inquinanti riguardano il 2009. “Nel corso degli anni la legge è cambiata, e sono stati tolti i deposimetri, motivo per cui, senza questi, non si possono rilevare i valori delle polveri deposistate. ” Ci racconta così un avvocato che segue la causa dei residenti di Prisciano alle Acciaierie.
“Tutti e tre avevano però assicurato che le polveri si erano ridotte sensibilmente a seguito di diversi interventi delle Acciaierie. La situazione allarmante riguardava i metalli pesanti che risultavano di livello elevato.”

Sul fronte giudiziario intanto proseguono le indagini.

 

 

 

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