“Terni, laboratorio di economia circolare per l’Italia”. La Cisl lancia la proposta Al Garden il convegno "L'industria verso il futuro" nel giorno in cui all'Ast si insedia Burelli. Domani l'incontro dell'Ad in fabbrica

TERNI – “Terni per l’Italia potrebbe trasformarsi in un laboratorio di economia circolare”. Lo ha detto il segretario regionale della Fim Cisl, Riccardo Marcelli intervenendo al convegno che si è tenuto oggi al Garden, organizzato dal sindacato, su “L’industria verso il futuro”. Presente anche Giuseppe Farina, segretario nazionale Cisl.
“Le risorse di cui dispone il nostro territorio, – ha detto Marcelli – la grande concentrazione di imprese manifatturiere, la posizione e le dimensioni strategiche la rendono morfologicamente il luogo ideale da cui cominciare un percorso collegato, con la pubblica amministrazione e l’università. Il modello dell’economia lineare del prendi, usa e getta non sarà più sostenibile. Quindi l’economia circolare non è soltanto una possibilità, ma una necessità sia per l’industria siderurgica che mai come in questo momento deve pensare alle verticalizzazioni di prodotto per la chimica verde. La chimica sostenibile è un’opportunità, basti pensare al nesso diretto con il progetto Smart city”.
“La nostra Regione – è stato detto inoltre nel corso del convegno – non può competere abbassando i salari o sacrificando il lavoro, ma bisogna essere capaci di stare sul fronte avanzato dell’innovazione, degli investimenti. Oggi, nel giorno in cui si insedia il nuovo amministratore delegato di Ast (domani è previsto l’incontro in fabbrica ndr.), nella settimana in cui la Camera di Commercio propone idee per un nuovo polo siderurgico e la Regione cerca di stringere rapporti commerciali con i cinesi, non vogliamo celebrare funerali ma vorremmo cogliere l’opportunità di fornire buone notizie orientando il nostro sistema di politiche economiche verso le vocazioni che ogni territorio può esprimere, utilizzando nel verso migliore il Fondo europeo di Sviluppo regionale che mira a consolidare la coesione economica e sociale dell’Unione europea correggendo gli squilibri fra le regioni, operando attraverso programmi pluriennali. La Regione Umbria deve utilizzare la politica dei fondi coinvolgendo le parti sociali”.
“In Umbria – è stato aggiunto detto – deve essere messa a sistema la filiera turismo, arte, cultura, con particolare attenzione alla cultura profittevole, una nuova concezione di valorizzazione dei saperi e del patrimonio artistico culturale. La valorizzazione, la cura e la messa in sicurezza del territorio quale bene irripetibile da custodire e migliorare. La cosiddetta economia dei beni comuni. E quella civile, tutti ambiti che se riorganizzati e rivisti sotto un nuovo paradigma potrebbero generare lavoro dignitoso e sopperire alla riduzione di quello tradizionale che si ridurrà e sarà sicuramente più specializzato. Manca un progetto che sappia disegnare l’Umbria dei prossimi 10-20 anni”.

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