Banca popolare di Spoleto addio

di Pierluigi Castellani

L’assemblea dei soci di Banco Desio ha ratificato la fusione con la Banca Popolare di Spoleto già controllata dall’istituto lombardo. Così nell’assordante silenzio della politica e delle istituzioni termina la vita di una banca nata nel 1895 dal  territorio per iniziativa di alcuni volenterosi e sempre collegata al territorio fino a diventare una vera banca dell’ Umbria. Le vicende del suo declino sono ben note. Già dall’inizio del nuovo secolo si erano avvertite le difficoltà a cui non ha fatto seguito un’attenta gestione da parte degli allora amministratori. Poi c’è stato l’intervento della Banca d’Italia, che ha commissariato la banca medesima e la Spoleto Credito e Servizi , società cooperativa con ventimila soci, che deteneva il 51%  della società per azioni BPS. Il risultato è stato che Bankitalia ha favorito l’ingresso maggioritario del Banco Desio nella popolare spoletina e poi è intervenuto il fallimento della società cooperativa i cui soci, in genere piccoli risparmiatori, hanno visto azzerati tutti i loro risparmi.

Per rendersi conto di quale sia stata la platea sociale dei soci della cooperativa è bene ricordare ,che a Spoleto era abitudine,  in occasione della nascita di un bambino o di una bambina, che i genitori o i nonni , come dono per il nato , acquistassero a suo nome azioni della BPS, allora ancora cooperativa. Oramai questa storia rimane nella memoria dei più anziani, ma è testimonianza di come si sia sviluppata nel tempo, con alterne vicende, l’economia di Spoleto e del suo circondario. Il credito a disposizione della banca infatti nasceva proprio da questi piccoli, ma tanti come numero,risparmi, che affluivano per capitalizzare l’istituto di credito. Ecco perché non si può non indulgere al rimpianto quando a questa secolare storia viene scritta la parola fine. A nulla sono valsi i tentativi dei soci della Spoleto Crediti e Servizi di opporsi in qualche modo alla conclusione di questa vicenda. Ci sono stati ricorsi al giudice ed anche   altre vicende giudiziarie, che sono finite nel nulla. Ma quello che rimane strano, contrariamente a quanto avvenuto per altre banche territoriali -si pensi a Banca Etruria ed alle banche popolari venete -, nessuno si è preoccupato a livello politico ed istituzionale della vicenda dell’ istituto bancario spoletino. Anche in questo caso ci sono stati piccoli risparmiatori, che hanno perso il frutto del loro lavoro ed anche in questo caso molte decisioni sono state prese nel chiuso delle stanze di via Nazionale ed in quelle dei commissari della BPS e della Spoleto Credito Servizi, che, guarda caso, erano le stesse persone ( ed il conflitto d’interesse ?). Ma oramai non c’è altro da fare che prendere atto della conclusione amara di questa vicenda nel silenzio di tutti. Eppure un altro punto di eccellenza del territorio non c’è più, perché in ogni caso viene tradita la volontà di chi, più di cento fa’ ebbe la felice idea di dare sostegno all’economia locale stimolando il risparmio e la fedeltà di quanti nel territorio vivevano ed in esso hanno creduto.

 

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