Chi sta bruciando il Reichstag?

Di Pierluigi Castellani

Potrà apparire azzardato accostare, sia pure iperbolicamente, i tragici eventi del 1933 con l’attualità, perché nulla oggi è paragonabile all’incendio del parlamento tedesco, che dette poi la giustificazione ad Hitler di sospendere tutti i diritti civili e ponendo quindi fine a quella democrazia. Tuttavia fa giustamente bene Giorgio Napolitano a scrivere nella prefazione alla riedizione mondadoriana dei saggi sull’Europa di Thomas Mann, che in quegli anni “ in Germania e nell’intero periodo della Repubblica di Weimar, si è depositata un’esperienza storica da ricordare e rimeditare anche nell’epoca attuale”. Infatti quando si legge  “ il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile” ( Davide Casaleggio) e che “dobbiamo capire che la democrazia è superata” e  occorre sostituirla “con qualcos’altro, magari con un’estrazione casuale” (Beppe Grillo)  è giustificato che sorga qualche  più che inquieta domanda, suffragata dal fatto che tale visione apocalittica della democrazia proviene da due persone, fondatori ed ispiratori del Movimento 5Stelle, che oggi è al governo e che sta dettando l’agenda dell’esecutivo del prof. Conte.

E non si tratta soltanto di estemporanee esternazioni di un utopico visionario o di un ex comico passato alla politica perché la prassi introdotta dal movimento 5Stelle nella sua vita interna, ma che si sta via via affermando anche nell’azione di governo, è tutta condizionata dalla democrazia diretta interpretata come rapido collegamento, via web, tra il cittadino decisore e chi dovrà poi attuare in concreto quanto deciso. Naturalmente che la democrazia diretta così interpretata sia una democrazia migliore perché più partecipata rimane una suggestione quando non una vera e propria illusione. E’ bene ricordare che già Aristotele aveva messo in guardia sui pericoli della demagogia e della facile manipolazione delle folle, concetto poi ripreso da Zagrebrelski nel suo “Il crucifige e la democrazia”, senza dimenticare che proprio nel superamento di ogni intermediazione nel rapporto tra il popolo e il leader sta l’origine di ogni autoritarismo. Evocare poi, come ha fatto Grillo, la pratica ateniese del sorteggio nella scelta dei legislatori non può che far sorridere raffrontando la dimensione dell’agorà ateniese con quella dei moderni stati nazionali tanto che Sabino Cassese, acuto commentatore dei fatti politici italiani, non ha potuto fare a meno di chiedere al comico genovese se vuole affidare al sorteggio anche la scelta dell’idraulico. E’ evidente che in ogni caso è il concetto di democrazia che viene messo in discussione. La più classica definizione di democrazia ci ricorda che la democrazia è decisione previa discussione e la discussione presuppone il confronto tra posizioni diverse e questo non può che avvenire al chiuso di qualche sala dove non può intervenire tutto un popolo stante le dimensioni degli stati nazionali. Questo già compresero i soldati dell’esercito di Cromwell quando nell’autunno del 1647 furono costretti a delegare loro rappresentanti a discutere del futuro dell’Inghilterra nella chiesa presbiteriana di Putney, sobborgo di Londra. Si dirà che allora non c’era internet con la conseguente platea digitale, che consente a tutti coloro che lo vogliano di decidere con un sì o con un no ogni questione sottoposta. Ma resta sempre il problema: chi decide forma e contenuto  delle cose da sottoporre al referendum digitale e come si forma la volontà di chi decide? Qui è il nodo che né Casaleggio né Grillo sono stati in grado di sciogliere e qui si annida il pericolo fondamentale  della manipolazione dell’opinione pubblica e dell’autoritarismo. Per questo nel mondo non si conosce democrazia compiuta senza un valido e libero parlamento, mentre al contrario si conoscono paesi affidati a leaders carismatici, che soggiogano parlamenti deboli. Per questo  oggi può  apparire non così tanto peregrino che sorga spontanea la domanda: chi sta bruciando il Reichstag ?

 

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