Delle alleanze e altro

di Pierluigi Castellani

Il dibattito politico di questi giorni è del tutto monopolizzato dal confronto sulle possibile alleanze. Questo interessa il centrosinistra ma anche il centro destra. Quest’ultimo si trova nella singolare condizione di vedere il leader di FI,da sempre leader riconosciuto di tutto lo schieramento, messo in discussione da Salvini della Lega oramai intenzionato a non accettare supinamente la leadership berlusconiana. C’è naturalmente anche dell’altro perché Berlusconi, che ha ricucito con la Merkel, intende presidiare l’area del PPE, mentre Salvini mette in discussione tutto dell’Europa e ipotizza un’uscita dell’Italia dall’euro. Del resto il leader di FI è sempre più impegnato perchè la legge elettorale abbia un impianto proporzionale in modo da non essere costretto a presentarsi all’elettorato con un listone unico del centrodestra o con una preventiva alleanza con la deriva populista e lepeniana della Lega di Salvini e dei FDI della Meloni. C’è voglia di contarsi nel centrodestra perché sia l’elettorato a stabilire gli eventuali rapporti forza.

Non dissimile da questa è la posizione di Matteo Renzi , che sfugge da ogni sollecitazione per stabilire preventivamente le alleanze. Teme in questo modo di pagare un prezzo troppo alto a chi è uscito dal PD e che ora ipotizza scenari da nuovo Ulivo o da nuova Unione. Renzi pensa che il PD possa ancora mantenere una propria forza trainante, contando anche sul voto utile come avvenne con il PD di Veltroni ,e quindi rimanda al dopo elezioni la ricerca di alleanze utili per formare il governo. Non tutti sono d’accordo con Renzi nel PD su questo tema. Non lo è Orlando, ma non lo è anche Dario Franceschini, che pur ha contribuito alla vittoria di Renzi alle recenti primarie. E’ comunque questa una disputa un po’ tra addetti ai lavori – su questo forse ha ragione Renzi – perché gli elettori vogliono conoscere soprattutto i programmi e le proposte prima del voto insieme alla affidabilità e autorevolezza dei candidati. Del resto il richiamo all’Ulivo è una proposta suggestiva più che giustificata dal momento. L’Ulivo nacque in presenza di una legge elettorale maggioritaria, il mattarellum, che imponeva la presentazione di un candidato unico nei collegi elettorali pena la dispersione dei voti e la sconfitta del candidato. Ora il mattarellum, pur evocato dal PD, non ha trovato una maggioranza sufficiente in parlamento per essere approvato, così pure una versione rivista e parzialmente maggioritaria del sistema tedesco, il cosiddetto rosatellum dal nome del capogruppo dei deputati del PD Ettore Rosato, per cui è rimasta sul tavolo soltanto la legge elettorale residuata dalle decisioni della Corte Costituzionale, che è sostanzialmente proporzionale. Quindi senza negare la valenza di una credibile alleanza tra le forze progressiste del paese è indubbio che il confronto politico si avvia a diventare un dibattito quasi tutto incentrato sulle proposte, che si vogliono avanzare per il governo del paese. E questo sta in parte avvenendo perchè ora sempre più si parla di migranti, di sicurezza, di sistema fiscale ed incentivi per la crescita e dei rapporti dell’Italia con l’Europa.

Non a caso il tema fiscale sta evidenziando crepe nell’ipotetico schieramento di centrosinistra perché Renzi vuole ancora portare avanti la sua proposta di abbassamento delle tasse per evitare che passi un’idea di sinistra come partito delle tasse, mentre invece i bersaniani vorrebbero un ripristino parziale dell’IMU ed un utilizzo della eventuale flessibilità europea non per riduzione della pressione fiscale bensì per interventi di opere pubbliche. Anche il tema dell’emigrazione divide a sinistra perché non da tutti è apprezzata l’opera del Ministro dell’Interno Minniti con il suo piano per il contenimento degli sbarchi sulle coste italiane, per un più cospicuo intervento internazionale a sostegno delle economie dei paesi del nord Africa da dove muovono i cosiddetti migranti economici e per la stabilizzazione della situazione politica in Libia. Da quelle coste infatti muovono i barconi degli scafisti per far approdare i tanti che sfuggono dalla miseria e dalle guerre. Insomma c’è molto da fare per Giuliano Pisapia che si è intestata la proposta per un nuovo e allargato centrosinistra. Intanto però i problemi del paese incombono e non possono bastare poche battute per esorcizzarli, problemi che ora poggiano tutti sulle spalle del governo Gentiloni.

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