Una maggioranza più larga?

di Pierluigi Castellani

L’intesa che si sta ricucendo tra Salvini e Berlusconi per rinsaldare l’alleanza di centrodestra, anche per le prossime elezioni regionali, potrebbe avere come conseguenza il supporto di FI ad alcuni provvedimenti del governo lega-pentastellato perché la Lega possa raggiungere obbiettivi cari al leader di Arcore. Insomma FI potrebbe diventare, chissà anche con l’aiuto di FDI già dichiaratasi a favore della politica di Salvini in termini di sicurezza e migranti, la stampella del governo giallo-verde per alcuni passaggi difficili  in occasione della legge di stabilità soprattutto se Salvini saprà strappare al titolare del dicastero dell’economia l’inizio di qualcosa di riconducibile alla flat tax, che è , come è noto, nel programma del centrodestra. Lo si vedrà al momento della votazione in commissione di vigilanza Rai per il nuovo presidente, che per Salvini dovrà essere Marcello Foa. Se i voti di FI si aggiungeranno a quelli della maggioranza significherà che il leader leghista è riuscito nel suo scopo di agganciare Berlusconi al fine di raggiungere i suoi obbiettivi mantenendo in vita il governo Salvini-Di Maio e confermando nello stesso tempo l’alleanza di centrodestra oramai a trazione leghista. E’ in ogni caso la vecchia politica dei due forni: a livello centrale ci si serve del forno dei 5Stelle ed in periferia di quello del centrodestra, che oramai unito, stando ai sondaggi, veleggia oltre il 40%. Se si vuole fare un paragone con il passato Salvini sta riproponendo lo schema di Craxi nella prima repubblica: a Roma con la DC e nei comuni e nelle regioni con il PCI, con la differenza che in questo caso la Lega avrebbe un peso elettorale ben maggiore rispetto al vecchio PSI. A chi giova tutto questo ? Non certo all’Italia perché a livello periferico le maggioranze di centrodestra, salvo qualche caso eccezionale, sono già state sperimentate e non hanno certamente brillato per efficienza e capacità amministrativa, mentre il governo Lega-5Stelle è tutt’ora impantanato in un duello tra i due partner per cercare di ottenere quanto più possibile con la prossima legge di stabilità onde realizzare almeno parte dei  rispettivi e divergenti programmi elettorali. Del resto anche nel continuo braccio di ferro sulle questioni più importanti, che riguardano il paese, i due partner appaiono sempre più divisi. Basti pensare alla TAV ,al TAP, alle Olimpiadi, alla ricostruzione del ponte di Genova , alla nomina del commissario , alla scelta del soggetto cui affidare la ricostruzione, senza contare che ci sono alcuni temi dei rispettivi programmi difficilmente conciliabili come la pace fiscale , che camuffa un evidente condono, ed il reddito di cittadinanza, misura specificamente assistenziale mal digeribile da parte dell’elettorato, soprattutto del nord, della Lega. Ed allora a chi conviene questa riconfermata unità d’intenti tra Salvini e Berlusconi? Non certamente ai 5Stelle, che si troverebbero in casa, tornato dalla finestra dopo averlo cacciato dalla porta, un ospite così ingombrante come il tycoon delle televisioni. La base pentastellata sembra in subbuglio tanto che Di Maio, preoccupato di vedere erosa la sua credibilità all’interno del movimento, ha rivestito i panni del combattente annunciando, che mai i 5Stelle voteranno un condono ( ma allora la pace fiscale che cosa è?) e mai permetteranno a Berlusconi di tornare in qualche modo, anche surrettizio, a condizionare la Rai. Sarà difficile con queste premesse  far quadrare i bilanci in occasione della redazione della legge di stabilità e mantenere in vita un governo, che vive di tutte queste contraddizioni. C’è chi pensa che il destino del governo Conte è già segnato perché dopo le elezioni europee della prossima primavera, quando Salvini avrà registrato un risultato a lui favorevole anche per reclamare  in modo indiscusso la leadership del centrodestra, sarà tentato di andare a nuove elezioni nella speranza di ridurre il consenso dei grillini e di raggiungere la maggioranza nei due rami del parlamento. Tutto quindi può accadere ma è certo che in questo modo non si fanno gli interessi del nostro paese.

 

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