DIS…CORSIVO. L’ARENGO RIFLETTE?

NOSTRADAMUS di Maurizio Terzetti / L’arengo politico italiano, così affollato e vociante, è rimasto molto colpito dall’intervista che il presidente Mattarella ha dato alla Cnn.

Al silenzio e alla riservatezza del capo dello Stato, la classe politica italiana si stava già abituando, quando è avvenuta questa uscita pubblica che ha scelto la platea mondiale non per il solito napoleonismo da leader, ma per affermare la pacatezza e la fermezza senza sbavature con cui un Capo di Stato può e deve affermare il rapporto fra il Paese del quale è responsabile e il mondo nella sua intrecciata complessità.

Mattarella prescinde totalmente dalla sintassi dei social: senza essere vecchio e superato, egli fa valere un eloquio molto fluido e concatenato, che proviene da una scuola politica di almeno quarant’anni fa, ma che promette di poter entrare ancora in circolo con insolita efficacia.

Mattarella ha un’aria professorale, ma ha un tono gradevole senza essere colloquiale; usa termini molto semplici, ma carichi di semantica anche giuridica; si rifà a un apparato ideologico nel quale non si riconosce la scuola Dc con la stessa evidenza con cui, in Napolitano, risplendeva la sintassi del compromesso storico visto dalla parte del Pci; il destinatario del suo discorso istituzionale, nella forma, è la classe politica, nella sostanza sono le persone moralmente adeguate a riconoscersi nel percorso delle riforme; non ci sono cifre, codici particolari che facciano pensare ad altri referenti “forti” né in Italia né in Europa: gli unici “liberi e forti” potrebbero essere semmai quelli di ascendenza sturziana; chiuso in sé come pochi altri uomini politici, un suo mezzo sorriso, una lieve stretta di mano valgono più delle smancerie e dei sorrisi delle mezze tacche della politica di mezzo mondo; Mattarella si svelerà lentamente, aspettando che ognuno di noi scopra in lui niente di più di ciò che egli già e questa è, politicamente, una profonda lezione di umiltà.

E un dettaglio, per finire, mi pare che faccia la differenza di stile di comportamento fra il suo modo di porsi e quello di altre istituzioni.

Il Comune di Torino, il suo sindaco, hanno sentito la necessità di lanciare un appello per un presidio contro il terrorismo: folla in piazza, sindaci e prefetto, comunità tunisina di rito, cartello di moda “Je suis Bardo”.

Mattarella, molto più semplicemente, aveva fatto giungere alla città di Torino, tramite il sindaco, il senso del suo cordoglio per le vittime torinesi del Museo di Tunisi.

Non era sufficiente? Perché il surplus della piazza? Sarà un piccolo segnale, ma spero che la sobrietà di Mattarella, da qui a qualche tempo, serva anche a liberarci del superfluo, soprattutto del feticcio partecipativo in cerca solo di telecamere.

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