TUTTO A DESTRA

di Pierluigi Castellani

La presenza di Marine Le Pen a Pontida insieme a Matteo Salvini ha sanzionato quello che era già visibile da tempo e cioè che la Lega si è posizionata ,per lucrarne i voti , alla destra del partito di Giorgia Meloni. La Lega non è più il partito di Bossi e Maroni in cerca dei voti del Nord sviluppato con la sua continua polemica su Roma ladrona, ma una forza, che cercando uno spazio identitario a livello nazionale ed europeo, vira a destra pensando di avere così un buon risultato alle prossime elezioni europee per contendere in questo modo la leadership del centrodestra alla Presidente del Consiglio ed in Europa di rompere l’asse tra PPE e socialisti, riportando così la politica europea indietro di molti anni erigendo muri nazionalisti e sovranisti. Giorgia Meloni ai vede così costretta a correggere la sua politica di avvicinamento ai popolari europei facendo leva sulla sua amicizia con Ursula von der Leyen e cercando di conquistarsi il posto nei  migliori salotti internazionali. Ora è già però iniziata una lunga campagna elettorale e  anche FDI per contrastare il tentativo di Salvini di scavalcare il partito a destra sta rispolverando i suoi vecchi slogan elettorali perché il terreno del conflitto scelto da Salvini è quello del tema dei migranti dalla destra sempre cavalcato e che ora è anche sotto gli occhi di tutti gli italiani, che vedono  non verificarsi nulla delle promesse elettorali. Ma quali sono ora le conseguenze per il nostro paese? La prima è che si rafforza la linea meramente repressiva del governo tralasciando  così di affrontare seriamente i nodi principali che il paese ha di fronte. Nodi che insieme ad una seria politica migratoria, che coinvolga in pieno la solidarietà degli altri paesi europei vede il nostro paese posizionarsi in sterili alleanze con quanto di più sovranista ci sia in Europa. La Le Pen in Francia, Orban in Ungheria, non tralasciando neppure l’estrema destra tedesca ed austriaca, relegano  l’Italia in un pericoloso isolamento, che contraddice del tutto la politica europea perseguita fino ad ora dal nostro paese. E nel frattempo chi si occupa del  caro benzina, dello sviluppo del sud del paese, del lavoro, dell’occupazione, dell’attuazione del PNRR, dell’inflazione, dei bassi salari dei lavoratori italiani rispetto a quelli dei lavoratori europei, della sanità, dell’istruzione, del pericolo di un rallentamento della crescita del pil dell’Italia ? Tutto questo rimane solo sullo sfondo, perché per rispondere alle accuse neppure tanto velate della Lega nei confronti dell’incapacità del governo di contenere l’afflusso dei migranti sulle nostre coste la Meloni risfodera il suo cavallo di battaglia del blocco navale, questa volta europeo, e della elezione diretta del premier con un pericoloso sbandamento verso un regime  di tipo autoritario ribaltando completamente i principi democratici della nostra costituzione. A fronte di questo che fa l’opposizione ? Sembra di essere incapace di rispondere con una proposta di governo veramente alternativa alla destra. Infatti per questo non basta ritrovarsi insieme sulla battaglia per il salario minimo e per la  difesa della sanità pubblica ed i balbettamenti che di volta in volta spingono le opposizioni in ordine sparso ad opporsi a questa o quella singola proposta del governo. Tutto questo è veramente insufficiente perché non emerge un disegno complessivo che offra speranza per il futuro. L’attuale politica del tutti a destra, con buona pace di FI, che rivendica sempre la sua vocazione centrista, per ora mai confermata dai fatti, rischia di portare l’Italia fuori dei binari della sua tradizione democratica ed europea. Questo è il vero pericolo e le opposizioni hanno il dovere di prenderne atto quanto prima.