Verso un’Europa scristianizzata?

Di Pierluigi Castellani

Recentemente il giornale britannico The Guardian ha pubblicato i dati di una ricerca sul rapporto tra credenti e non credenti in tutta l’ Europa. Secondo questa ricerca il cristianesimo nel vecchio mondo sarebbe in minoranza rispetto a quanti non hanno alcun rapporto con la religione cristiana. In Italia anche se il 71,1% si dice cattolico credente poi i praticanti sono solo il 25,4%.  Non va meglio se si esaminano gli orientamenti religiosi delle giovani generazioni. Del resto già il sociologo Franco Garelli aveva affrontato il tema in un libro pubblicato da Il Mulino intitolato “Piccoli atei crescono. Davvero una generazioni senza Dio? “ E tutto questo anche in presenza di una leadership carismatica come quella di Papa Francesco, che sa parlare a tutti e soprattutto ai lontani. Ed allora dobbiamo rassegnarci ad una progressiva scristianizzazione dell’Europa ? E’ evidente che no, perché mentre da una parte si vede consolidarsi una secolarizzazione ,che riguarda comportamenti ed atteggiamenti ove sembra ininfluente il richiamo evangelico, dall’altra  si nota però un interesse per il sacro e per l’autenticità del messaggio evangelico, che raccoglie giovani e generazioni mature comunque interessate alla dimensione della trascendenza.

In ogni caso questa ricerca del giornale inglese fa un po’ da contrasto a tanti richiami alle radici  cristiane dell’Europa, che ogni tanto vengono rispolverati soprattutto da politici che pensano così di catturare consensi. E’ apparso singolare recentemente anche l’uso strumentale  che viene fatto in politica di segni religiosi, come è avvenuto con Matteo Salvini,leader di una forza politica poi non tanto in sintonia  con la predicazione di Papa Francesco, quando ha giurato  fedeltà al suo programma politico sul Vangelo e con in mano la corona del rosario. Tutto questo deve comunque spingere a qualche riflessione. Innanzi tutto che purtroppo ci si può servire della religione in modo strumentale pensando al consenso elettorale dei credenti ed inoltre che ci si può richiamare a simboli religiosi o a comportamenti esteriori di ossequio alla religione quando non c’è rispondenza tra le parole dette ed il sentimento interiore di adesione al messaggio evangelico. C’è infatti uno iato profondo, come dimostra la ricerca pubblicata dal giornale britannico, tra l’adesione formale ed esterno alla dottrina ed i comportamenti che ne conseguono. Infatti  come si fa a richiamarsi strumentalmente al Vangelo e poi non cercare di dare seguito a quanto predicato da Papa Francesco sul dovere dell’accoglienza e dell’accettazione del diverso ? Non a caso qualcuno ha voluto dire che anche il Papa ha perso le elezioni il 4 marzo scorso visto il successo che hanno avuto forze politiche  improntate ad una netta chiusura verso il fenomeno dell’emigrazione. Al di là dei paradossi è certamente vero che il contrasto profondo tra la fede dichiarata, i reali comportamenti e le più intime convinzioni è il vero segno di questa progressiva secolarizzazione denunciata dall’inchiesta britannica. Se non si vuole che la fede cristiana diventi in Europa marginale e residuale occorre che tutti, politici, leaders sociali e religiosi facciano un profondo esame di coscienza. Ce ne è bisogno anche per salvaguardare quel sedimento culturale e valoriale su cui è nata e si è costruita l’ Europa ma anche tutto l’Occidente.

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