Che succede nel Pd?

di Pierluigi Castellani

E’ sempre sotto gli occhi di tutti questa fase travagliata del PD anche perché la narrazione che ne fanno i giornali e la TV è quella di una guerra continua tra leader e correnti. Vorrei cercare di capire, anche con riferimento al quadro umbro, che cosa davvero sta avvenendo dentro il PD, perché lo scenario un po’ allarmante dipinto dalla stampa non mi sembra che abbia i riscontri necessari. C’è innanzi tutto da premettere che il il PD è l’unico vero partito esistente in Italia ed è un grande partito e forse è proprio per questo, che desta tanta attenzione nei mass media e nell’opinione pubblica. Ed è anche l’unico partito italiano ,che possa esprimere una vera cultura di governo per questo paese e per la nostra regione dove non si riscontrano reali alternative. Non è così il M5stelle, che non sta dando buona prova di sé e non solo a Roma, non è così il centrodestra, diviso in almeno tre tronconi  difficili da rimettere insieme, non è così  la sinistra alla sinistra del PD divisa in mille rivoli e vittima della nemesi storica, che è quella di perennemente dividersi  alla ricerca della purezza ideologica. Ed allora quando si parla del PD dovrebbe essere chiaro a tutti che si parla di un partito, che essendo frutto dell’incontro di più culture che hanno fatto la scommessa dell’incontro e della contaminazione, per forza di cose registra differenze ed anche contrasti, ma è pur sempre un partito che ha comuni obbiettivi e  un’idea del paese e dell’Europa, che merita rispetto e possibilmente condivisione. Certamente dopo il referendum del 4 dicembre Renzi si è dovuta fare da parte e questo ha dato fiato e rilievo mediatico a chi pensa che la stagione di Renzi sia definitivamente conclusa. Ma così non è, perché l’impronta riformatrice e la volontà di cambiamento del paese permane , sia pur con differenti sfumature, in tutto il PD, almeno in quelli che non vagheggiano ritorni ad una passato non più riproponibile e ad un’idea della sinistra, che non ha ancora celebrata la sua Bad Godesberg.

Quel tipo di sinistra, come ha ben dimostrato la storia, è condannata all’opposizione, ad un vagheggiamento utopico non capace di fare i conti con la realtà e con le reali esigenze dei cittadini. Ora c’è anche la questione della legge elettorale e non sarà semplice trovare un’intesa nel parlamento, dove prevale in alcune forze  l’aspirazione ad un sistema proporzionale, che non può garantire la governabilità. Per questo l’idea lanciata da tutto il PD del ritorno al mattarellum, che ha un’impronta moderatamente maggioritaria, sarebbe la migliore soluzione, ma è ostinatamente ostacolata da Berlusconi e da Grillo, il primo perché vuole rientrare in gioco con il proporzionale ed il secondo perché sa  che il movimento, non potendo contare su una diffusa classe dirigente adeguata alla sfida, teme di fare flop nei collegi. Insomma ognuno ha le proprie convenienze e pospone quindi gli interessi del paese. Poi c’è la data delle elezioni. Renzi preferirebbe il voto a giugno perché teme che la situazione dei conti pubblici possa aggravarsi mettendo in difficoltà il PD, che viene unanimemente percepito come il reale partito di governo. E mentre Salvini e i 5stelle dichiarano di voler andare subito al voto pensando di intercettare un’opinione pubblica favorevole, la stessa che negli Usa ha fatto vincere Trump, tutti gli altri sono per andare alla scadenza naturale della legislatura e cioè al 2018. Alcuni per ragioni nobili perché preoccupati di affrontare alcuni temi importanti per il paese come l’economia ed il lavoro, ma molti altri perché non preparati ad affrontare il voto, per non essere riusciti a costruire alleanze come F.I, o come la sinistra che ancora non ha costruito un soggetto capace di intercettare gli elettori che si dichiarano scontenti del PD, o peggio chi, ipotizzando improbabili scissioni nel PD, vuole tempo per costruire una rete organizzativa sul territorio del paese senza la quale gli sarà impossibile affrontare il voto. Insomma , come è riscontrabile, le divisioni e le lacerazioni sono soprattutto nel paese e non già nel PD, che pure deve nella direzione nazionale del 13 febbraio fare chiarezza al proprio interno e soprattutto indicare una strada che sia perseguibile per tutto il paese.

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