Dis…corsivo. Sale d’aspetto

NOSTRADAMUS di Maurizio Terzetti / Alla stazione di Perugia non ci sono più sale d’aspetto. Così il potere politico locale, centrato sulle metafore, prende il sopravvento e nomina stazione, con tanto di affollata sala d’aspetto, il lungo corridoio del Centro espositivo della Rocca Paolina. Se questa è una stazione, non si sa davvero quali treni ci passino, ma intanto i viaggiatori sono tutti lì, ben raccolti dentro una sala storica, come poche disadorna, per scambiare due chiacchiere sulla società umbra e la sua gente.

Le metafore, a mio parere, sono generatrici di nostalgia e di nient’altro. Questa sala d’aspetto, ricavata nei sotterranei del Palazzo della Provincia di Perugia e alla quale si è dato il nome di stazione, fa immaginare ciò che in tanti di noi possono avere conosciuto: le vere sale d’aspetto., dove stanchezza e voglia di parlare con altri viaggiatori si mettevano in equilibrio nel momento di rincasare, dopo una giornata di lavoro, con molto freddo d’inverno e un caldo asfissiante d’estate. I treni arrivavano con ritardi colossali, a qualcuno faceva piacere, altri ne soffrivano, ma era un mondo vivo, dove la vita, e non la finzione, faceva incontrare la gente su dure panche di sale d’aspetto di seconda classe. Altra eleganza, naturalmente, in quelle di prima classe: qui a Perugia, ci sono ancora bellissimi affreschi di fine Ottocento, opera di un certo Matteo Tassi, sconosciuto ai più, ma vivace pittore delle città metà del viaggio elitario da Perugia: di qua Firenze, di là Roma.

Se stazione doveva essere, perché non far accelerare i lavori di ripristino e di riuso delle sale d’aspetto di Fontivegge e tenere lì l’incontro politico svolto al Cerp? Imbarazzo di dover scegliere chi far andare nella prima classe e chi relegare nella seconda? Amletismi da maggioranza e minoranza dem? Impaccio nel mettersi in vetrina davanti al reale tragitto dei viaggiatori che transitano per Perugia, sempre un po’ incazzati per la situazione di retroguardia in cui, dall’Ottocento, sono le nostre linee ferrate?

Scherzare con le stazioni, a Perugia e in Umbria, non è poi così rassicurante, come sanno, ad esempio e per l’ennesima volta, a Spoleto, dove si vedono sfrecciare davanti il futuro dell’alta velocità senza poterla fermare, almeno per qualche secondo.

Scherzare con le stazioni: ma non è un’offesa all’ex Centrale umbra, della quale è trascorso il centenario nella più assoluta dimenticanza da parte di tutti? Tanto valeva, allora, ritrovarsi, un po’ qua e un po’ là, divisi per materie, nelle residue stazioncine da Terni a Città di Castello e ritrovarsi poi tutti nella bella casina della Centrale a Perugia, magari fuori, vicino ai binari, tanto il tempo ancora lo permetteva.

Invece tutti lì, nel Cerp, che di stazione da sostenere ha davvero solo la povera Provincia di Perugia, nelle cui sale d’aspetto, ai piani sopra il Cerp, non c’è rimasto quasi più nessuno. Una stazione, una fermata perenne: non sa certo di buon auspicio.

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